Siria, la polveriera del Medioriente

L’agenzia di stampa ANSA, ha diramato in queste ore, la notizia che Padre Paolo dall’Oglio – gesuita italiano, scomparso nel luglio 2013, nel nord della Siria – sarebbe in buone condizioni di salute. A rivelarlo, sarebbero state fonti che collaborano ai negoziati ma che hanno chiesto l’anonimato. Il problema è che vi sono enormi difficoltà ad entrare nella struttura dove il gesuita sarebbe tenuto prigioniero. I sequestratori da quanto è sino ad oggi emerso, appartengono ad una frangia dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (Isis); un gruppo qaedista contrapposto agli insorti contro il regime del presidente Bashar al-Assad. La Farnesina, infatti, ribadisce la necessità “di mantenere il massimo riserbo” data la delicatezza delle trattative in corso.

Nelle stesse ore, il regime siriano ha da parte sua annunciato, di aver fissato la data per le prossime elezioni presidenziali, previste per il 3 giugno. Secondo i Paesi Amici della Siria, gruppo internazionale, di cui fanno parte il nostro Paese, la Francia, la Germania e gli Stati Uniti, il voto di giugno viene visto come “una buffonata” ad uso e consumo del regime. Bashar al-Assad, si considera l’unico in grado di garantire l’ordine interno e la protezione delle varie minoranze, tra cui quella cristiana e punta ad ottenere il terzo mandato consecutivo. Frattanto, non si placano le polemiche innescate negli ambienti internazionali sull’uso delle armi chimiche, in particolare gas cloro, nei combattimenti dell’ultimo mese. Le denunce sono state fatte da parte francese per bocca dello stesso Hollande, che ha parlato di “prove”, in un’intervista rilasciata a radio Europe 1 e sono state confermate proprio ieri dal Dipartimento di Stato americano, nonostante tra le misure adottate dai siriani per il superamento della crisi, vi sia stata l’accettazione dell’avvio di consegna e distruzione dell’arsenale di armi chimiche. Lo ha dichiarato, la coordinatrice della missione ONU e dell’OPAC, l’olandese Sigrid Kaag, che ha anche riscontrato un’accelerazione dei tempi e quindi ha previsto il rispetto della scadenza del 27 aprile per dismettere gli arsenali.

La guerra civile siriana, è esplosa in tutta la sua crudezza a partire dal 2011, quando un’ondata di proteste, denominata “Primavera Araba” ha infiammato le piazze di molti paesi contro i poteri autoritari di Egitto, Libia, Tunisia, Algeria, Marocco. Da Piazza Tahrir in Egitto, il vento della rivolta è giunto sino a Damasco. I siriani sono scesi in piazza per chiedere la deposizione di Bashar al-Assad, succeduto al padre e governatore del Paese dal 2000. Le proteste esplose nel 2011, erano  caratterizzate dalla richiesta di una Siria più moderna ed al passo con i tempi e quando al-Assad venne eletto, si pensò che quest’uomo giovanee colto, affascinato dall’Occidente, aprisse il paese al nuovo millennio. Invece, il presidente ha preferito sedare la rivolta con l’uso della forza e della repressione e ad oggi, si stimano più di 100mila vittime registrate tra gli insorti, forze pro regime e soprattutto civili. Il numero di profughi è attestato ai cinque milioni di persone in fuga.

I contrasti che nutrono questa guerra, tuttavia, sono da ricercare non solo nel desiderio di avere un paese democratimente aperto, ma anche nelle divisioni etnico-religiose su cui è diventato forte il potere di Bashar al-Assad e prima di lui della sua famiglia, che lo detiene dal 1971. Al-Assad è di fede alawita, dunque sciita ma il paese che governa è a maggioranza sunnita, ed a questo si aggiungono i drusi, gli ebrei, i cristiani ed i curdi. Le ricchezze economiche sono sempre state concentrate nelle mani degli sciiti, ed il padre di al-Assad ha favorito le divisioni religiose facendole diventare divisioni sociali ed economiche. Poiché la maggioranza sunnita abitante in prevalenza nelle zone rurali è sempre stata la più povera, questo è servito al precedente dittatore come argomento per assicurarsi i consensi, fuori dalle zone commerciali ed urbane. Dare attenzione alle campagne, era necessario per garantire un assetto stabile e dava l’illusione di una maggiore partecipazione. Bashar al-Assad al contario, ha accentuato la centralizzazione del potere, l’abbandono delle campagne e delle periferie sunnite, per attrarre gli investitori stranieri con la concentrazione della politica economica. Pertanto, non sorprende che, la Siria per queste sue contraddizioni interne, sia considerata una pericolosa polveriera, in cui i terroristi di Hezbollah sono con il dittatore, mentre Al-Qaeda fa proseliti tra i ribelli. In questo, si deve tener conto che la Siria ha una posizione geografica strategica, che ne fa un accesso indispensabile alle potenze arabe nel Mediterraneo; ed è ricca in petrolio e gas naturale. Condizioni, che nel corso della storia, l’hanno sempre resa al centro dell’attenzione di Stati Uniti – da sempre ostili al regime e che dall’11 settembre hanno potenziato il controllo sui paesi arabi – e Russia, che con Iran e Cina sono vicini al a Bashar al-Assad.

In tal senso, la volontà di Putin è chiaramente, quella di dimostrare che la Russia è davvero una potenza mondiale e tiene sotto controllo gli interessi economici del medioriente. Dall’altra parte, ci sono le preoccupazioni di Israele, che dopo la Guerra dei Sei Giorni, ha annesso le Alture del Golan, creando tensione costante con i siriani, e restando nel mirino degli estremisti anti-occidentali, poiché amico degli Stati Uniti ed uno dei paesi più occidentali ed economicamente forti, in un vasto territorio arabo.

In questo braccio di ferro, a pagarne le conseguenze è la popolazione civile, tra cui il numero dei bambini uccisi dal gas nervino è impressionante, si parla di migliaia di morti. L’unica speranza di salvezza da una fine tragica, resta la fuga;  magari su uno di quei barconi, che in questi giorni, hanno scaricato a Pozzallo in Sicilia, un numero impressionante di profughi.

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