Reddito di cittadinanza: sostegno di inclusione sociale

In tutti i paesi dell’Unione Europea, tranne Italia, Grecia e Ungheria, esistono forme di reddito di cittadinanza che coprono in parte o del tutto la mancanza di un’entrata sicura: chi non guadagna abbastanza o chi lavora part time, ottiene un’integrazione del reddito; chi è stato licenziato riceve dallo Stato un sussidio mensile sicuro e il pagamento dell’affitto e delle bollette, sino a quando non trova un lavoro o prende la pensione.

Questo non è un mezzo d’assistenza ma uno strumento di autonomia e di liberazione in grado di inserire nella società anche i cittadini più poveri e slegare i soggetti più deboli dalla famiglia e dalla loro condizione sociale. In Italia circa un anno fa, visto che l’obiettivo di un reddito di cittadinanza era poco realistico, sono state consegnate alla Presidente della Camera, Laura Boldrini, le firme (50.000) a sostegno di una legge d’iniziativa popolare per l’introduzione di un reddito minimo garantito, come una riforma di ampliamento del welfare. La proposta di legge, è stata elaborata dai promotori della campagna “Reddito minimo garantito” e riprende le raccomandazioni del Consiglio delle Comunità Europee, che definiva nel lontano 1992 i criteri comuni a tutti gli Stati membri in materia di risorse e prestazioni sufficienti nei sistemi di protezione sociale. La proposta prevede, per inoccupati, disoccupati e precari, un importo mensile di 600 euro, rivalutati annualmente sulla base degli indici sul costo della vita dell’Istat. L’importo cresce se si hanno dei familiari a carico. Oltre al reddito minimo, la proposta di legge prevede anche, per chi ne ha diritto, un “contributo parziale o integrale per fronteggiare le spese impreviste, secondo i criteri e le norme stabilite dal “regolamento d’attuazione”. La proposta, infine, prevede che il reddito minimo decade se si è dichiarato il falso, si riceve la pensione, si sia assunto con contratto di lavoro subordinato o parasubordinato, o si svolga un’attività autonoma, in tutti i casi con un reddito imponibile superiore agli otto mila euro, se si rifiuta una proposta di lavoro offerta dal Centro per l’impiego territorialmente competente.

Nel 2013 altre due proposte di legge sono state presentate, una dal Movimento 5 Stelle, una dal Sel e una dal PD all’interno del Job Act, al di là delle etichette, si tratta sempre di proposte di sostegno al reddito per chi vive al di sotto della soglia di povertà. Le proposte di legge, certamente migliorabili, però si sono, di fatto, arenate in Parlamento a causa di una grande varietà e articolazioni di proposte e soprattutto perché non si è trovata la copertura finanziaria. Una parvenza di reddito minimo adesso appare nella Legge di Stabilità 2014, il Sostegno di Inclusione Sociale (SIA), un contributo a sostegno delle famiglie meno abbienti che vivono in aree metropolitane, finanziato dalla riduzione delle pensioni d’oro.

Il SIA sarà erogato dall’INPS a vantaggio delle famiglie che si trovano al di sotto della soglia di povertà, in base alla soglia di povertà assoluta individuata annualmente dall’ISTAT e tenendo conto dell’ISEE. Anche nel Documento di Economia e Finanza è previsto uno schema di reddito minimo garantito agganciato ad una riforma del mercato del lavoro. La copertura finanziaria per il reddito di cittadinanza esiste, stando a ciò che ha dichiarato Renzi, costa 20 miliardi e prevede un contributo di massimo 600 euro per chi ha perso il lavoro o si trova disoccupato. Siamo lontani dalle proposte di legge dello scorso anno, dove i soggetti individuati non erano solo alcune famiglie in difficoltà o disoccupati e lontanissimi dal resto degli Stati europei, che elargiscono un reddito anche agli studenti, e dove si stanno raccogliendo firme per chiedere alla Commissione Ue l’istituzione di un reddito di base incondizionato per tutti, proposta che non prevede alcun tipo di criteri selettivi che ne limitano l’assegnazione come di fatto avviene in Italia dove si continua a mettere paletti che riguardano l’età, la cittadinanza, il periodo di lavoro, il reddito.

Il reddito di cittadinanza deve essere universale, incondizionato e previsto per periodi limitati, ma rinnovabili, deve cioè ridistribuire equamente il reddito, riequilibrare le differenze sociali e soprattutto entrare tra i diritti umani.

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