Decreto lavoro, verso il voto di fiducia

Altra settimana cruciale per il governo Renzi. Oggi, infatti, inizia la discussione alla Camera dei deputati sul decreto lavoro dell’esecutivo. Uno dei pilastri del cambiamento promessi dal Presidente del consiglio, ma la norma già modificata sotto le spinte della minoranza della sinistra del Pd, rischia di essere ulteriormente modificata e quindi la questione assume connotati squisitamente politici. Si preannuncia un braccio di ferro all’interno della stessa maggioranza, tra il Ncd, che in commissione non ha partecipato al voto, Scelta civica, che si è astenuta in commissione, e l’ala sinistra dei democratici che, nonostante le modifiche ottenute, sostiene la necessità di apportare ulteriori cambiamenti. Toccherà a Matteo Renzi e al ministro del lavoro Giuliano Poletti trovare una sintesi e non farsi stritolare dalle esigenze personali di alleati e correnti. Su questo tema il governo di larghe intese si gioca buona parte della credibilità, soprattutto per la situazione attuale in cui si trova il Paese.

Con una disoccupazione galoppante, con particolari e preoccupanti picchi tra i giovani, la questione lavoro è centrale nell’azione governativa. Proprio ieri l’Istat ha trasmesso nuovi dati secondo cui oltre un milione di famiglie è senza reddito di lavoro. Per la precisione si tratta di 1 milione 130 mila nuclei e quasi mezzo milione corrisponde a coppie con figli. È in preoccupante crescita il numero delle famiglie dove tutti i componenti di una famiglia sono inoccupati, in aumento del 18,3% rispetto al 2012. Se aumentano le famiglie in cui il denaro fatica a circolare, si comprende come il decreto lavoro diventi centrale nell’azione di governo e fondamentale è anche la sua approvazione in tempi brevi. Una norma lavoro che dovrebbe ribaltare, secondo le parole del Presidente del consiglio, l’idea che fino ad oggi si è avuta in Italia intorno all’attività lavorativa. Un lavoro meno vincolato dagli ostacoli sindacali e sono proprio queste corporazioni, oltre agli oppositori politici, a promettere battaglia contro questa svolta dell’esecutivo di larghe intese.

Ma cosa prevede, a patto che non venga modificato ulteriormente, il decreto lavoro? Verranno rafforzati contratti a tempo determinato, dove i contratti potranno essere prorogati al massimo per cinque volte in un arco di tempo circoscritto di 36 mesi. I contratti a tempo determinato, inoltre, potranno raggiungere un massimo del 20% rispetto a quelli a tempo indeterminato. Il decreto prevede anche norme per le donne in maternità e stabilisce che il congedo di maternità “concorre a determinare il periodo di attività lavorativa utile a conseguire il diritto di precedenza” nel caso di assunzione a tempo indeterminato da parte dell’azienda. Alle stesse lavoratrici è anche riconosciuto il diritto di precedenza anche nelle assunzioni a tempo determinato effettuate dal datore di lavoro entro i successivi 12 mesi, “con riferimento alle mansioni già espletate in esecuzione dei precedenti rapporti a termine”. La sanzione prevista dal decreto, per chi non dovesse rispettare tutte queste novità, sarebbe l’obbligo di assumere a tempo indeterminato il lavoratore di turno. L’apprendistato pubblico torna obbligatorio e le aziende con più di 30 dipendenti dovranno assumere almeno il 20% di apprendisti, prima di mettere nero su bianco nuovi contratti. Il decreto prevede anche la proroga di un anno per i contratti a tempo determinato dei lavoratori nel campo educativo e scolastico, che lavorano negli asili nido e nelle scuole d’infanzia. Infine per i contratti di solidarietà lo sconto sui contributi sale dal 25%, previsto dalla legge del 1995, al 35% contenuto nel decreto lavoro dell’esecutivo Renzi.

[Foto: Ansa]

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