Il bel tempo porta 1200 migranti in Sicilia 660x330

Il mare calmo e il clima sempre più mite, come ogni anno, favoriscono lo sbarco di centinaia di profughi sulle coste siciliane. Nell’ultima nottata, infatti, la nave San Giorgio della Marina militare ha soccorso 321 migranti in difficoltà, che si trovavano su un precario barcone di legno, nella acque a sud di Lampedusa. Adesso queste persone, tra cui 254 uomini, 62 donne e 5 bambini, sono stati trasferiti ad Augusta e così salgono a 1200 le persone arrivate in Sicilia negli ultimi giorni. Durante le festività pasquali oltre 800 profughi erano stati accolti al centro di Pozzallo, già saturo e in emergenza. Proprio dal comune della provincia di Ragusa oltre 300 migranti, tra quelli giunti in queste ore ed in maggioranza eritrei, sono fuggiti dall’ex centro di sperimentazione agricola San Pietro della Regione. Una fuga che non è stata la prima e non sarà l’ultima. L’Italia, ormai, è considerata da molti di loro come un punto di passaggio per giungere in porti più sicuri come i Paesi nord europei. È questo l’obiettivo dei migranti. Arrivare dai loro parenti disseminati in diverse nazione nordiche.

La Sicilia, dunque, si sta trasformando in terra di transito. L’ennesima tappa per questa gente che, soprattutto per quanto riguarda le persone provenienti dall’Eritrea, percorre una vera e propria via crucis prima di giungere sulle coste italiane. Passano per Khartoum, in Sudan, dove i più fortunati trovano dei lavoretti in grado di fargli racimolare una parte della cifra necessaria al “traghettamento” e successivamente li aspetta la traversata del deserto fino alle coste libiche. È nella caotica Libia, il luogo in cui i migranti provenienti sia dalla Siria che dal Corno d’Africa vengono catturati, torturati, imprigionati e le donne violentate. Nella mercificazione di esseri umani la Libia non è seconda a nessuno. Prendere di tutto e di più da queste persone per assicurargli l’attraversamento del Mediterraneo. È ormai uno degli affari economici più diffusi in Libia. In questi esodi biblici, è ovvio, c’è di tutto. Chi fugge in cerca di una vita migliore, chi scappa in quanto perseguitato politico e chi approfitta del caos generale per arrivare in Europa e dopo qualche mese diventa manovalanza per la criminalità organizzata italiana.

La situazione preoccupa e non poco il sindaco di Pozzallo Luigi Ammatuna: “Le strutture sono ormai al collasso. Il nostro centro può ospitare 180 immigrati e ne abbiamo dentro 284. La situazione è davvero molto difficile e solo nelle ultime 48 ore ci sono stati tre sbarchi rispettivamente di 434, 176 e 218 migranti che per fortuna sono stato smistati in altri centri quali Messina e Trapani”. Il primo cittadino del comune siciliano, inoltre, è in allarme per l’impatto negativo di tutti questi arrivi nella zona del ragusano: “È stata ed è una Pasqua difficile. In paese cittadini, negozianti e albergatori si lamentano non tanto per la presenza dei migranti che di comportano benissimo quanto per il timore che il turismo sta calando e sarà destinato a scendere ulteriormente se questa emergenza continuerà”. È una richiesta d’aiuto alle istituzioni nazionali, anche se in realtà dovrebbe essere l’Unione europea ad aprire un tavolo di lavoro sull’emergenza e cercare soluzioni credibili e condivise. In attesa di tutto ciò, in pieno clima da campagna elettorale, il segretario della Lega nord Matteo Salvini ha chiesto di sospendere l’operazione “Mare nostrum”, difesa nelle ultime ore dal ministro dell’interno Angelino Alfano e ha detto: “Presenteremo subito a Camera e a Senato la proposta di sospendere l’operazione Mare nostrum che costa 300 mila euro al giorno ai cittadini italiani che finiscono quindi per finanziare gli scafisti e l’invasione delle nostre coste”. Al politico leghista, che nei prossimi dieci giorni ha annunciato il suo arrivo in Sicilia, gli fa eco il governatore della Lombardia Roberto Maroni, “il governo intervenga” e il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri, “bisogna bloccarla subito”. Dunque l’operazione “Mare nostrum” è messa fortemente in discussione da diverse forze politiche, ma quale sarebbe l’alternativa?

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