Re Giorgio vuole abdicare? 660x330

È trascorso circa un anno dalla rielezione alla Presidenza della Repubblica di Giorgio Napolitano. Mesi difficili per l’Italia, in cui il Presidente ha svolto un ruolo da protagonista nella vita politica italiana. Nel periodo che portò al suo secondo mandato, il direttore del Corriere della sera Ferruccio De Bortoli era stato uno dei pochi, prima che le varie forze politiche decidessero di nuovo di votarlo, ad anticipare una rielezione. La proposta, gentilmente, venne declinata dall’attuale Presidente, ma la situazione del panorama italiano convinse successivamente Napolitano ad accettare uno storico secondo mandato. Le acque tempestose in cui navigava la nave Italia rischiavano di far annegare un’intera nazione e non a caso nella sua lettera pubblicata oggi, il direttore del quotidiano di via Solferino sostiene come “dal voto politico, frutto di una pessima legge elettorale, erano uscite tre grandi minoranze, il che rendeva estremamente arduo dare un governo all’Italia. La paralisi rischiava di scivolare verso una vera e propria crisi di sistema. Nello smarrimento e nella precarietà generali, c’era dunque bisogno di un punto fermo, un riferimento certo, un simbolo d’unità rispettato da tutti”. Una saggezza, una personalità intellettuale e morale che vedeva, ancora una volta, in Giorgio Napolitano la figura migliore per guidare il Paese fuori da una tempesta epocale.

Dopo dodici mesi di rinnovato mandato, inoltre, il giornalista ha chiesto all’attuale inquilino del Quirinale quale sia il bilancio ricavato. Una domanda che ha suscitato la risposta di Giorgio Napolitano, che, sempre sul Corriere, ha detto: “l’essenziale è che mi sia sempre sforzato di mantenere la serenità indispensabile per fare il mio dovere, per rispondere alle esigenze del Paese e della sua vita democratica. Comunque, è possibile e utile una qualche riflessione oggettiva, come premessa per il bilancio che mi si chiede di abbozzare. E in primo luogo sono stato e sono portato a riflettere sulla persistente, estrema resistenza, che viene dagli ambienti più disparati, all’obbligo nazionale e morale di garantire la continuità dei percorsi istituzionali, e con essa primordiali interessi comuni, anche attraverso avvicinamenti e collaborazioni, sul piano politico, che s’impongono in via temporanea fuori delle naturali affinità e della dialettica dell’alternanza. Dal non riconoscimento di quest’obbligo, di questa necessità, sono scaturite nel corso dell’ultimo anno reazioni virulente che hanno contagiato, sorprendentemente, ambienti molto diversi”. Un bilancio, dunque, positivo nonostante il Presidente abbia ammesso di aver pagato un prezzo elevato agli aspri scontri politici all’interno del Paese. E se De Bortoli nota in Italia “piccoli e meschini calcoli personali o di gruppo. Come se le riforme, di cui il Paese ha estremo bisogno, debbano essere valutate quasi esclusivamente con il metro della convenienza di parte. L’interesse generale è il manzoniano vaso di coccio di una stagione gonfia di passioni tristi e ricca di ambizioni (personali) sfrenate”, il Presidente sembra essere d’accordo con questa visione, ma è convinto della svolta positiva che sta per intraprendere il Paese.

Un ottimismo forte e convinto: “Confido che quei nodi si scioglieranno positivamente, col contributo essenziale di un governo che opera nella pienezza della sua responsabilità politica e delle sue prerogative costituzionali, e con l’apporto di un arco di forze politiche che vada decisamente oltre i confini dell’attuale maggioranza di governo, in materia di legislazione elettorale e di revisioni costituzionali”. Aggiunge, inoltre: “Confido, in sostanza, che stiano per realizzarsi condizioni di maggior sicurezza, nel cambiamento, per il nostro sistema politico-costituzionale, che mi consentano di prevedere un distacco comprensibile e costruttivo dalle responsabilità che un anno fa mi risolsi ad assumere entro chiari limiti di necessità istituzionale e di sostenibilità personale”. Ecco il passaggio chiave. Il Presidente Napolitano è certo che il periodo di maggiore crisi sia trascorso e che, dunque, appena verranno approvate le riforme istituzionali necessarie al rilancio dell’Italia e all’ingresso del Paese nella Terza Repubblica, lui sarà pronto a passare la mano. Un servizio verso l’Italia che si concluderà solo quando si avrà la sicurezza di aver condotto la nazione in un porto sicuro, ma anche dopo la fine del mandato più lungo della storia della Repubblica, Giorgio Napolitano ha annunciato che continuerà a impegnarsi nel rafforzamento dell’unità europea. Un obiettivo centrale nella vita del Presidente che, proprio nel momento storico in cui emergono pulsioni nazionaliste e populiste in grado di poter distruggere il sogno europeo, deve essere espresso con forza.

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