Noah: quando l'impresa biblica fa acqua da tutte le parti 660x330

Trama: Noah è il prescelto dal Creatore per eseguire le sue volontà. L’uomo deve costruire un’arca capace di contenere due esemplari di tutte le specie animali per metterli in salvo dall’arrivo di un diluvio che sommergerà tutte le terre emerse per lungo tempo. Il sacrificio di Noah e la sua devozione alla “missione”, però, lo mettono in aspro conflitto con la sua famiglia prima che con se stesso.
Cast: Russell Crowe, Emma Watson, Jennifer Connelly, Logan Lerman, Ray Winstone, Douglas Booth, Anthony Hopkins, Kevin Durand, Sami Gayle.

Il regista Darren Aronofsky ha l’arduo compito di portare su schermo l’impresa biblica compiuta da Noè scritta nel libro della Genesi. Un compito questo che aveva suscitato già parecchie perplessità sia dal punto di vista religioso sia da quello tecnico, ma che a parte questi dibattiti continuava ad affascinare. La fama di Aronofsky non è di certo paragonabile a registi di grossi blockbuster, ma ciò nonostante con il suo Requeiem for a Dream e The Fountain era riuscito a crearsi una modesta cerchia di fan, successivamente ampliata con i primi grandi progetti Hollywoodiani come The Wrester e l’apprezzatissimo Il cigno nero.

Vuoi per il budget di produzione (125 milioni di dollari), vuoi per un film che tratta tematiche abbastanza delicate, questa per Aronofsky è la prima vera sfida della sua carriera, che purtroppo però non ha avuto l’esito sperato.
Che da Noah non ci si aspettasse una riproduzione fedele degli eventi narrati nell’Antico Testamento all’interno della Bibbia era cosa nota sin da principio, ma che la rivisitazione in chiave fantasy rappresentasse solo uno dei tanti action-movie, è abbastanza una delusione. Il regista, facendo storcere il naso ai più credenti, ha deciso sin dalle prime battute di imporre una propria idea di Noè che, come egli stesso definisce è: “un complicato personaggio dark, con l’animo del sopravvissuto dopo il diluvio universale”. In effetti, sotto questo aspetto centra completamente il proprio obbiettivo, il personaggio di Noè non rappresenta solo il semplice patriarca che deve costruire un’arca allo scopo di salvare specie animali e uomini, ma soprattutto è un essere umano imperfetto, dall’animo oscuro, con la propria integrità sempre in bilico tra famiglia e Creatore. Peccato che il resto faccia acqua da tutte le parti.

Il problema alla base di Noah non è tanto quello di essere fedele o meno alla tematica religiosa ma è quello che la rivisitazione lascia molto a desiderare per originalità e ritmo, è un film che non si contraddistingue dalla massa. Un film che non fa della religione il suo punto di forza, e che, come ogni kolossal che si rispetti, punta tutto sulla potenza visiva e spettacolare della pellicola, che però si conclude con dei banalissimi combattimenti al ritmo non sempre calzante che solo per brevi frangenti riesce a tenere alta l’attenzione. A questo va ad aggiungersi una storia, che per quanto Aronofsky dimostri alcuni spunti interessanti, nel complesso sa troppo di “già visto” risultando fin troppo banale.

Il film, nonostante fallisca su molti punti portanti dell’intera concezione della pellicola, non disdegna comunque di offrirci di tanto in tanto qualcosa di interessante. Come una fotografia davvero ottima, che riesce a farci dimenticare un montaggio molto rivedibile. Fotografia che eccelle soprattutto nelle panoramiche del tramonto, con scene dove i protagonisti vengono colti come sagome sullo sfondo. E sempre rimanendo in tema dei pochi elementi a favore di Noah, un plauso va alla narrazione della Creazione del mondo, che probabilmente è l’unico momento del film dove si riesce ad avere un’effettiva coesione tra narrazione e spettacolarità visiva, un momento come pochi, che alla fine tirando un po’ le somme è anche l’unico che si ricorda con piacere.

La grande attesa per Noah era dovuta anche (e grazie) al grande cast ingaggiato, che contrariamente a tutto il film riesce a spiccare. Agli attori di prim’ordine si affiancano tanti altri attori secondari che regalano ottime interpretazioni. Sempre grandissimo Russell Crowe, che viene messo, spesso e volentieri, in ombra dal premio Oscar Jennifer Connelly, ma soprattutto da Emma Watson che dimostra sempre più che il futuro è dalla sua parte. Si aggiunge anche l’interpretazione di Anthony Hopkins, e quella di Logan Lerman che riesce ad uscire un po’ da quei binari immaginari che gli aveva imposto il ruolo di Percy Jackson.

In sintesi Noah, è un film mal riuscito. Una pellicola molto simile ai kolossal odierni o action-movie, solo con un cast migliore. Gli ottimi effetti speciali insieme alle grandi performance degli attori, non riescono però a risollevare un film che parte noioso sin dalle prime battute. Un film che in diversi frangenti ha dimostrato che l’idea c’era, ma che a fine proiezione lascia un amaro in bocca che più di occasione persa, sa più che altro di un film che ha puntato molto sul nome, pubblicità e attori, per avere incassi facili.

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