Crisi Ucraina. Accordo a Ginevra ma resta alta la tensione

Il 17 aprile, a Ginevra, si è svolto il vertice a quattro, Usa, Russia, Kiev ed Ue per discutere sull’imminente rischio di guerra civile in Ucraina. L’incontro è stato deciso, dopo l’occupazione degli edifici pubblici da parte dei miliziani filorussi nell’est della regione e la conseguente azione di Kiev per il mancato rispetto dell’ultimatum ad abbandonare i presidi.

La giornata, tuttavia era iniziata all’insegna dell’incertezza e della tensione perché dalle zone occupate, giungevano notizie di nuovi scontri con l’uccisione di tre miliziani filorussi e 13 feriti, a Mariupol, città nella regione di Donetsk. L’azione è stata condotta dalle unità della Guardia Nazionale di Kiev che ha respinto un attacco alla sua base. La reazione della Russia è stata veloce e il Presidente Vladimir Putin ha dichiarato, che se dovesse persistere ancora una situazione di questo tipo, si sentirebbe autorizzato ad usare la forza, denunciando la violenza contro i manifestanti russofoni; ma si è detto, altresì, speranzoso per il raggiungimento di un compromesso pur se con il voto del Senato di marzo, la Russia ha pieno diritto di difendere la popolazione russofona.

Ed un accordo tra i quattro, alla fine è stato raggiunto, tanto che il Segretario di Stato Usa John Kerry ha annunciato “una immediata missione dell’OSCE” (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) che funga da stabilizzatore nelle aree ad est del Paese; Kerry ha tuttavia ribadito, che il ritiro delle sanzioni contro Mosca sarebbe prematuro, vista l’attuale incertezza.

Putin dal canto suo, non si è per nulla mostrato intimorito ed ha fatto leva, si sulla necessità dell’accordo, ma anche sulla capacità dei paesi coinvolti nella crisi di trovare le soluzioni migliori al loro interno. Ha suggerito una riforma costituzionale, che anticipi le elezioni presidenziali e poi ha aggiunto che i piani di allargamento della Nato ad est, puntano all’uscita della Russia dal Mar Nero ed il piano anti-missili in Europa orientale sarebbe una strategia di tipo offensivo da parte degli Usa e non difensivo. All’Ue il presidente russo ha ricordato che smetter di acquistare il gas russo non sarebbe produttivo per l’Europa, e che visto il persistere del debito ucraino per le forniture di gas, Mosca attenderà solo un mese e dopo passerà al sistema di forniture a pagamenti anticipati. Tradotto: o voi trovate una soluzione che vada bene anche ai russi oppure si allargherà il fronte di guerra sul piano economico. Ma nessuna delle parti in causa arriverà a tanto perché anche i russi sarebbero economicamente penalizzati. Putin, ha però elogiato la presidenza italiana dell’Ue, positiva per i rapporti già esistenti tra Italia e Russia. Infatti il nostro Paese è considerato uno dei partner tradizionali con legami commerciali ed economici importanti.

Obama, frattanto, ha dato il via libera agli aiuti “non letali” per Kiev: elmetti, tende, sistemi di purificazione dell’acqua, medicine.

Esposti i rispettivi punti di vista, alla fine, l’accordo è stato siglato con l’intesa di scioglimento dei gruppi ilegali armati presenti nelle regioni ucraine; lo sgombero dei presidi dai luoghi pubblici e la restituzione al governo di Kiev dei palazzi occupati. Tutti i manifestanti, inoltre riceveranno l’amnistia, tranne quelli colpevoli di aver commesso gravi reati. Sarà avviato un confronto sul piano nazionale che vedrà protagonisti tutti i partiti ucraini con la mediazione dell’OSCE.

L’accordo, siglato ieri doveva esser il preludio alla distensione e l’avvio alla reale risoluzione della crisi, invece già oggi, la situazione è tornata ad esser incandescente. I gruppi filorussi non si sentono vincolati dall’accordo di Ginevra, visto che non è stata apposta la loro firma e non intendono abbandonare gli edifici occupati, se non si dimetterà prima il governo di Kiev considerato illegale. Chiedono invece l’indizione di un referendum sull’autonomia per le regioni di Donetsk e Lugansk con la sovranità della zona e l’annessione alla Russia. Per accordarsi con Kiev, vogliono la liberaziolne dei militanti in arresto e la demilitarizzazione del gruppo nazionalista  ‘Pravi Sektor’.

La risposta delle autorità di Kiev è stata rapida: le operazioni militari contro gli insorti proseguono ed è stato di fatto ripreso il controllo della stazione di trasmissione tv di Kramatorsk-Sloviansk; ed eliminato un posto di blocco vicino a Kramatorsk nell’Ucraina orientale.

Il governo ucraino si è comunque detto disposto ad avviare un dibattito per introdurre degli emendamenti che concedano maggiore autonomia alle regioni occupate dai filorussi. Ma di questo passo, l’uscita dal tunnel della crisi sembra ancora un miraggio.

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