Vecchie liste per una vecchia Europa 660x330

Le elezioni europee del prossimo 25 maggio saranno, senza ombra di dubbio, la tornata elettorale più importante per il vecchio continente. Il mondo contemporaneo ha posto le cittadine e i cittadini d’Europa di fronte a sfide complicate e nello stesso tempo ambiziose. L’epoca della globalizzazione ha fatto avanzare le economie emergenti e creato nuovi giganti, come la Cina, l’India, il Brasile e l’Indonesia, in grado di recitare ruoli da protagonista sul palcoscenico mondiale. La crisi economica che ormai attanaglia il mondo occidentale da diversi anni, ha bloccato e peggio ancora invertito i processi di crescita e benessere a cui eravamo abituati. La moneta unica, inizialmente percepita come il sigillo della forza dell’Europa, è oggi considerata una barriera al benessere e si guarda con malinconia ai tempi degli Stati sovrani. Sempre a causa di questa depressione, inoltre, si sono acuite le disuguaglianze sociali e sono riemersi sentimenti nazionalisti e razzisti che ci eravamo illusi di aver lasciato nei libri di storia del Novecento. L’odio verso l’altro è tornato un tema d’attualità e contro il sogno ancora non realizzato degli Stati Uniti d’Europa, riemergono i fantasmi degli Stati nazione ottocentesci. Nell’età di internet e della comunicazione 2.0, dove le informazioni viaggiano con grande facilità, l’Europa è diventata la “terra promessa” per migranti provenienti dall’Africa e dal Medioriente e il Mediterraneo di Ulisse, di incontri multiculturali e di scambi commerciali ed economici fra vari popoli, è ridotto a un mare d’indifferenza. Barriera di morte e non orizzonte di speranza. L’Europa, che per secoli è stato il faro del mondo, oggi, con l’avvento del nuovo millennio è in un periodo di decadenza e rischia di ridursi a bussola disorientata in un mondo con nuove coordinate.

Lo scenario non è dei migliori, anzi, e i compiti da realizzare per il nostro continente sono titanici. Proprio per questo motivo le imminenti elezioni sono uno snodo fondamentale,  dove ad emergere sarà una sola visione delle due in campo. O quella “europeista” che punterà a concretizzare quello che si è messo in piedi negli ultimi decenni e vorrà affrontare  come un unico grande Stato federale le sfide future, oppure quella “euroscettica” appoggiata da populismi di ogni genere e movimenti di estrema destra, che cercherà di disgregare tutto e coltivare il proprio singolo orticello. Nell’attesa di scoprire chi avrà la meglio, in Italia, come negli altri 27 Paesi dell’Unione europea, sono state stilate le liste dei vari candidati che occuperanno uno scranno al Parlamento di Strasburgo. Leggendo i primi nomi e scorgendo varie diatribe partitiche, appare chiaro che l’attuale classe dirigente non sembra aver percepito la centralità delle elezioni del 25 maggio. Gli esempi sono trasversali. Il Partito democratico, anche se ha avuto la buona idea di candidare cinque donne capolista nelle cinque circoscrizioni italiane, ha fatto una pessima figura in Sicilia dove le faide interne e la disperata ricerca di un posto al sole hanno partorito il caos e vecchi professionisti della politica. Così, alla faccia del rinnovamento, nelle liste nazionali trovano spazio Sergio Cofferati, Flavio Zanonato, Mercedes Bresso, vari assessori regionali, deputati e sindaci. E se i diretti interessati si giustificano sostenendo che si vota con le preferenze e quindi conta parecchio chi ha un “certo peso” nelle varie zone, è altrettanto vero come un’idea innovativa di partito dovrebbe favorire il merito e le nuove generazioni con un supporto anche territoriale da parte della struttura partitica.

La situazione, però,  non è diversa in altri movimenti. Forza Italia, non avendo potuto candidare Silvio Berlusconi, ha messo in lista il sempre eterno Mastella, Alessandra Mussolini, l’ex portiere del Milan Giovanni Galli, Iva Zanicchi, Alessandro Cecchi Paone, Paolo Guzzanti e vari esponenti regionali e nazionali. Il Nuovo centro destra di Alfano ha risposto con Scopelliti e il ministro Lupi, mentre Fratelli d’Italia schiera Gianni Alemanno e Giorgia Meloni.

Una postilla,  infine, la merita il Movimento 5 stelle che con le primarie online per scegliere i candidati ha creato malumori al suo interno e provocato l’irritazione del sindaco di Parma Federico Pizzarotti. La tecnica del Grande fratello ha dato come risultato le possibili candidature di personaggi del calibro di Dario Pattacini, sospeso per sei mesi dall’Ordine dei giornalisti per interviste in cui chiedeva di essere pagato da vari esponenti politici, e alcuni attivisti no tav. Se in Italia, nella maggior parte dei casi, il Parlamento europeo è considerato una protesi di carriere politiche o di scorciatoie giudiziarie, un altro problema comune a tutta Europa è la scarsa presenza di veri leader e intellettuali tra i candidati. Un’assenza che potrebbe pesare come un macigno per tutti i motivi elencati in precedenza, ma soprattutto se la nuova legislatura dovesse porre le basi per una costituente in grado di concretizzare l’unità politica dell’Europa.

Foto: EPA/Christophe Karaba

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