Palermo. Famiglia denunciata per evasione e riciclaggio 660x330

PALERMO – Denunciati 3 palermitani, padre e due figli appartenenti ad una famiglia di imprenditori operanti nel settore immobiliare e del commercio di elettrodomestici, per i reati di riciclaggio e di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. Sequestrati 15 immobili commerciali e abitativi dislocati nella provincia di Palermo, quote sociali di una società immobiliare e saldi attivi di rapporti di conto titoli e conti correnti. Le indagini delle Fiamme Gialle, hanno permesso di accertare come gli imprenditori colpiti dal sequestro, attraverso un piano preordinato e ben delineato, abbiano, nel tempo, posto in essere una serie di condotte finalizzate al riciclaggio di proventi di reati fiscali e, nel contempo, a “spogliare” fittiziamente il patrimonio familiare. Già condannato in primo grado per dichiarazione infedele per una evasione fiscale per 1 milione e mezzo di euro, il padre, per eludere i provvedimenti legittimamente adottati dall’Agenzia delle Entrate e dalla società di riscossione rivolti al concreto recupero delle imposte non pagate, ha in primo luogo fornito ai figli la provvista finanziaria per procedere all’acquisto di unità immobiliari, poi rivendute a terzi, ottenendo in tal modo un profitto “ripulito”, non direttamente riconducibile all’evasione commessa in precedenza.

Poi, con la stessa finalità di sottrarre il patrimonio alle azioni di riscossione, il padre ha fatto confluire le proprie disponibilità patrimoniali e finanziarie ad una società immobiliare, utilizzata quale “cassaforte di famiglia”, di cui egli stesso era amministratore unico ed i figli soci, il cui capitale sociale è stato poi conferito in un trust appositamente costituito. Peculiarità di questo istituto giuridico, di derivazione anglosassone, è il totale affidamento di un patrimonio ad un gestore per una finalità specifica, con la completa perdita da parte dell’originale proprietario di ogni forma di gestione e amministrazione. Le indagini della Guardia di Finanza hanno invece dimostrato come, nel caso in esame, questo affidamento sia stato solo formale e la costituzione del trust sia da ritenersi simulata e artatamente posta in essere per aggirare le procedure di riscossione, in quanto l’imprenditore che ha curato tutta l’operazione subito dopo l’accusa di evasione fiscale – di modo da risultare ufficialmente, ad oggi, “nullatenente” – ha di fatto continuato a gestire ed utilizzare direttamente ed autonomamente i beni conferiti nel trust e ad acquisirne i relativi benefici.

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