Nigeria, cento studentesse rapite da islamici armati in una scuola di Chibok

Nella città di Chibok, stato di Borno, più di cento studentesse sono state sequestrate da un commando islamico, mentre si trovavano a scuola. Le ragazze stavano preparando gli esami per il diploma Waec, in vigore nei paesi africani anglofoni. Secondo le fonti della sicurezza nigeriana, in previsione degli esami, erano stati dispiegati presidi armati di soldati a protezione dell’incolumità delle studentesse ma i gruppi armati a bordo di camion e moto hanno sopraffatto i militari. Dietro il sequestro, ci sarebbe il gruppo islamico di Boko Haram – nome la cui traduzione significa “l’educaione occidentale è un peccato” – responsabile di questo genere di sequestri nelle istituzioni scolastiche. In precedenza, nel corso di quest’anno, il gruppo, dopo aver circondato una scuola femminile, aveva intimato alle ragazze di uscire e far ritorno a casa. E sempre ieri, c’è stato un attentato in una stazione degli autobus alla periferia della capitale Abuja dove sono rimaste uccise più di 70 persone e ci sono stati oltre 120 feriti.

Boko Haram è un gruppo jihadista collegato ad al-Qaida. Il capo Abubakar Shekau, è un terrorista in cima alla lista mondiale – stilata dagli Stati Uniti – degli uomini più pericolosi. Di recente, in un video aveva affermato  di voler spingersi oltre i confini della Nigeria nord-orientale per allargare la zona d’azione della Guerra Santa “in nome della secessione e dell’instaurazione della sharia” la legge islamica. In questi territori, attualmente sono stati rilevati circa 300mila profughi e sfollati. Secondo gli aggiornamenti forniti dal Ministero degli Esteri italiano, scegliere di andare in vacanza in questi luoghi è pericoloso ed inopportuno, e anche nel sud-ovest si è registrata l’infiltrazione di cellule terroristiche con azioni contro gli stranieri, segno che Boko Haram ha allargato il proprio raggio d’azione.

Il presidente nigeriano Jonathan Goodluck, nel suo discorso di ieri, ha dichiarato che non si piegherà ai ricatti degli integralisti e che “Boko Haram è una pagina vile della storia del nostro sviluppo ma è un problema temporaneo e ne verremo a capo”.

C’è da dire che la risoluzione di questi problemi non sarà semplice, vista la debolezza interna del paese. La Nigeria si trova spezzata tra un sud cristiano-animista più ricco ed un nord a maggioranza musulmana, più povero. Le sommosse, i sequestri e la guerriglia armata sono parte del vissuto quotidiano, in particolare nel Delta del Niger dove si estrae e produce il petrolio. Le comunità locali accusano le imprese di estrazione di responsabilità nelle condizioni di sottosviluppo del paese, in cui i giovani non hanno opportunità di lavoro. Il rapimento di manager e impiegati nelle imprese del petrolio, sono un modo celere per guadagnare facile e farsi risarcire dei danni subiti. I rapimenti degli stranieri però non sono solo un modo per far soldi e finanziare i gruppi antioccidentali, ma sono un messaggio diretto contro la cultura occidentale e la religione più  diffusa nel mondo: il Cristianesimo. La cultura occidentale, il liberalismo ed i costumi che richiamano alla partecipazione democratica, qui sono considerati come il demonio. In comunità dove si praticano uccisioni sacrificali e rituali magici, legati alle religioni tradizionali; e villaggi e città in cui durante il periodo delle festività natalizie e pasquali, aumentano le sommosse, gli attentati ai danni dei luoghi di culto, di pubblici edifici, dei centri commerciali e degli alberghi che ospitano stranieri. Gli attacchi di Boko Haram secondo il rapporto di Marzo redatto da Amnesty International, si sono talmente intensificati da prender di mira i luoghi pubblici con aggressioni pianificate i cui obbiettivi sono bambini. Tuttavia Amnesty, registra anche un eccesso di violenza da parte dei soldati che dovrebbero proteggere la popolazione. In un paese, dalle numerose contraddizioni, che è il maggior produttore di petrolio del continente ma è al terzo posto della classifica dei paesi più poveri: il 7% dei poveri su scala mondiale, si trova in Nigeria.

In un Paese in cui i regimi militari, le violenze, le differenze etnico-religiose e la fame creano instabilità, per arginare i reclutamenti di Boko Haram, che pesca soprattutto tra i ragazzi dei villaggi, il governo dovrebbe garantire anzitutto la tutela delle comunità e costruire politiche di sviluppo economico ed equità sociale. 

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