pubblico e privato 660x330

Labile è ormai in Italia il confine tra Pubblico e Privato. Per capire perché questo sia successo bisogna porsi una sola domanda che cosa sia, di fatto, la res publica e cosa sia invece diventata negli anni nel nostro Paese.

Letteralmente significa “cosa del popolo” e designa l’insieme dei possedimenti, dei diritti e degli interessi del popolo e dello Stato. Basti pensare a Cicerone che nel suo trattato politico De re publica ci parla di un popolo che diventa libero e la libertà che lo contraddistingue ha un significato del tutto politico, perché si materializza nella gestione della cosa pubblica. Il grande filosofo specifica poi che chi intende occuparsi della vita pubblica deve obbedire prima di tutto a un fortissimo imperativo etico e non farsi influenzare in alcun modo da interessi privati.

Molti secoli dopo la stessa argomentazione è stata ripresa in termini più moderni da Enrico Berlinguer per lui eravamo giunti a un punto in cui la questione morale era diventata una questione politica prioritaria. Non credo che le cose siano cambiate di molto da quel lontano 1981, anzi sono peggiorate, gli scandali e la corruzione degli ambienti politici sembrano essere diventati la quotidianità e quasi non ci si sconvolge più di fronte ad atti di svilimento del ruolo politico della cosa pubblica.

La cosa pubblica a proprio uso e consumo è diventata res privata, per cui, invece, di sapere cosa fanno i politici nei luoghi preposti, conosciamo ciò che fanno dentro le stanze da letto delle loro meravigliose e costosissime case, spesso comprate proprio con i soldi pubblici. Tutto questo avviene nel bel mezzo di una crisi economica quando è necessario che lo Stato investa e intervenga maggiormente con un piano statale di rilancio dell’economia, la storia del passato in tal senso insegna. Si è diffuso invece un paradosso prettamente italiano il tentativo subdolo di far passare la privatizzazione come l’unica possibilità per “migliorare” la qualità dei beni e dei servizi offerti ai cittadini.

Dal 1992 in Italia si è smantellato un patrimonio pubblico per convertirlo in società per azioni in mano a poche famiglie non sempre da pedigree certificato. Il problema è che c’è un marketing avverso al pubblico e favorevole al privato, dietro al quale ci sono ovviamente interessi diversi a volte anche legittimi, ma sicuramente rivolti ad arricchire solo certe élite. Molte privatizzazioni passano poi come liberalizzazioni, si dovrebbe differenziare, queste ultime rendono più competitivo il mercato ma sono e devono essere regolate da istituzioni pubbliche di vigilanza. La verità è che il pubblico, di là dal valore di garanzia ed equità che garantisce, regge ancora e produce progresso, almeno in Europa. E’ chiaro che in Italia il pubblico deve essere messo in condizione di poter competere in particolare per la funzione sociale che detiene e per il ruolo di difesa che ha di un sistema di diritti e conquiste frutto di un progresso civile e democratico che non può essere rinnegato.

Un riequilibrio tra pubblico e privato è auspicabile e dipende dalla ripresa di fiducia nelle istituzioni, dalla governabilità del paese e dalla tenuta del regime democratico.

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