Stazione di Taormina
Stazione di Taormina

Nella contrada costiera di Villagonia, ai piedi di Taormina fu inaugurato nel il 1866 il primo nucleo della vecchia stazione Taormina–Giardini che già nel 1910 presentava segni di forte degrado, ragion per cui già da allora si cominciò a parlare di un nuovo Fabbricato Viaggiatori, che avrebbe dovuto sostituire il vecchio. A tal proposito venne individuato il castello dei duchi di San Martino, prospiciente il mare, che venne completamente demolito per accogliere la nuova stazione, che di fatto venne definitivamente progettata nel 1925 ( il progetto definitivo fu approvato dal Ministero delle C comunicazioni il 10 Dicembre di quell’anno) e inaugurata nell’Aprile del 1928.

L’idea della nuova stazione ferroviaria fu quella di creare una struttura pubblica che rispondesse ai nuovi canoni della concezione artistica del Liberty siciliano imperante in molte città dell’Isola come Palermo e Catania. A Taormina furono presentati quattro progetti, fra cui quello di Roberto Narducci (1887/1979 – architetto romano che progettò moltissime stazioni nel territorio nazionale) che fu prescelto per la corrispondenza dei suoi progetti con i nuovi canoni dell’art noveau e di quell’eclettismo strutturale che riusciva ampiamente a fondersi , pur rappresentando l’avanguardia di allora, con le realtà storiche ed architettoniche di Taormina. La nuova stazione doveva dare la sensazione dell’internazionalità, del modernismo e della capacità di fondere il vecchio con il nuovo ed a tale scopo venne affidato il compito della decorazione interna dello stabile a Salvatore Gregorietti ( Palermo 1870-1952) famoso decoratore palermitano che si formò alla scuola del Basile facendo del liberty la sua fonte di ispirazione. La stazione di Taormina –Giardini divenne il suo capolavoro nella zona.

Gregorietti ne progettò gli arredi in legno ( consolle, poltrone, divani,panche), i lampadari, i vetri colorati e piombati come quelli della maestosa biglietteria, e le appliques in ferro battuto, realizzate dalle maestranze locali di Taormina e Giardini, con sagome di draghi ed elegantissime soluzioni che danno ad ogni oggetto un senso di unicità nel disegno e nella realizzazione. Impressionante e di effetto immediato la bizzarria con cui fu decorato l’atrio d’ingresso, dove figure mitologiche si alternano a motivi floreali stilizzati, arabeschi e stemmi che richiamano ad una interpretazione raffinata e riveduta secondo i canoni dell’art noveau della più antica tradizione siciliana (dai carretti ai simbolismi arabo–normanni), dove anche la mitologia compare in una veste rielaborata alla luce della tradizione storica siciliana. Gregorietti completò la sua opera nel 1927. Il risultato del suo immenso lavoro, a cui collaborarono i figli e le maestranze locali, fu la creazione di un unicum a testimonianza di quell’eclettismo che caratterizzò la cultura isolana nei primi anni del secolo scorso e che assegnò alla stazione di Taormina-Giardini il giusto riconoscimento ad entrare nella storia dell’architettura ferroviaria del Novecento.

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