Politica e mafia il circolo vizioso 660x330

Politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio, o si fanno la guerra o si mettono d’accordo“. Quello che Paolo Borsellino aveva voluto indicare con questa celebre frase è qualcosa di più sotteso e, purtroppo, inevitabile: questi due poteri non smetteranno mai di esistere e di convergere perché nel loro legame è insito ciò che li rende onnipotenti e immortali. L’uno non abbatterà mai l’altro: ci vuole un “buon viso”, un viso pulito, rassicurante, al “cattivo gioco”, quello sporco, macchiato di sangue. C’è una reciproca necessità consequenziale alla quale nessuno di loro può sottrarsi, un “sistema” di rapporti consolidati che finemente intessono trame sotto il nostro naso, coinvolgendo tutti i settori e le attività della nostra vita.

Così, non sgomentano più le notizie di infiltrazioni mafiose. Abbiamo la consapevolezza di vivere in Italia, in un Paese dove all’interno delle Istituzioni operano personaggi legati alla criminalità organizzata. Da sempre.
L’ex numero uno di Publitalia, cofondatore di Forza Italia al quale, dunque, si deve la brillante (quanto insolita) intuizione di aver creato un nuovo soggetto politico mentre la furia di Tangentopoli non aveva ancora spazzato i vecchi partiti della prima Repubblica e a pochi mesi dalle stragi di Capaci e via d’Amelio; l’ex senatore, braccio destro (e mediatore con Cosa Nostra) di Berlusconi, recentemente “sgattaiolato” via a pochi giorni dall’ultima sentenza della Corte di Cassazione, ha solo riacceso l’amara riflessione, facendoci ricordare che i patti tra Stato e anti – Stato sono tutt’altro che infrequenti. Continuamente l’associazione mafiosa si rafforza e consolida il proprio potere sul nostro territorio mediante l’ingresso nelle proprie casse di ingenti somme di denaro “agevolate” dalla politica e la casta, a sua volta, si garantisce la protezione e il perpetuarsi di quello squallido “sguazzare negli agi” spacciato per “rappresentare i cittadini”.

E ritornano alla mente anche le indagini realizzate dal 2009 al 2013 che hanno fatto luce su un quadro che lascia spazio a ben poche parole: in Piemonte, Liguria e Lombardia, 1 comune su 5 è stato amministrato da almeno un politico poi accusato di affiliazione o, comunque, concorso esterno in associazione mafiosa. L’area in questione è solo una delle tante balzate alla cronaca, poiché da nord a sud la compromissione è senza soluzione di continuità. I contraenti di questo lurido e disonesto patto sono dunque sempre gli stessi, trasferendosi i legami ad ogni passaggio di consegne. È una realtà approvata, consapevole, consolidata. Un cancro inguaribile.

Il nostro sistema è malato ab origine, rotto e corrotto, illegale nella legalità. E impregnato di giustizia ingiusta, come quella che, per effetto di un provvedimento, l’indulto, sbriciola di fatto l’entità dei reati e beffeggia l’austerità delle condanne. Se non c’è pena, non c’è espiazione, né redenzione, ma solo l’opportunità di recidivare indisturbati. Siamo vittime di un circolo vizioso, quello della malavita e del malaffare.

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