Dell’Utri, Beirut e altri colpi di scena

“C’è chi scappa per Beirut e ha in tasca un miliardo”. Questo verso tratto dalla celebre canzone di Rino Gaetano, “Ma il cielo è sempre più blu”, sembra calzare a pennello con la vicenda di Marcello Dell’Utri. In realtà il cantautore calabrese scrisse una frase del genere riferendosi a Felice Riva, un industriale lombardo ed ex presidente del Milan che nel 1969 prese la strada di Beirut per sfuggire alla giustizia italiana. Erano gli anni in cui Beirut era ancora considerata la “Parigi del Medioriente”. Un periodo ormai lontano, ma il legame tra i due fuggiaschi italiani non è poi così diverso. L’ex senatore del Popolo della libertà, infatti, ha ben pensato di andare in Libano per evitare una possibile condanna a sette anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa.  Una fuga preventiva, come successo in passato, che in caso di assoluzione si tramuterebbe in un improvviso ritorno in patria. Questa volta, però, qualcosa è andato storto e il senatore siciliano è stato arrestato dalle autorità locali quando si trovava nella sua stanza del lussuoso hotel Phoenicia.

Il ministro dell’interno Angelino Alfano ha immediatamente annunciato che “il governo si è già attivato per l’estradizione” e questa volta per uno dei fondatori di Forza Italia non sembra esserci alternativa. Le sentenze della giustizia lo aspettano, ma in questa vicenda le sorprese sono dietro l’angolo e così l’improvvisa doppia malattia ha colpito gli avvocati che difendono l’ex senatore in Cassazione. Massimo Krogh è ricoverato in una clinica e Giuseppe Di Peri depositerà un certificato medico che prova la sua impossibilità di partecipare al processo. Una strana coincidenza che potrebbe far slittare l’udienza della Corte di Cassazione prevista per domani. Temporeggiare, è questa la parola chiave dei difensori di Dell’Utri. Prendere tempo, perché potrebbero sorgere novità in grado di modificare la situazione attuale.

Non si placano, nel frattempo, le polemiche in Italia. Se alcuni partiti, come il Movimento 5 stelle e la Lega nord sono stati particolarmente duri nei confronti di Alfano per la gestione della vicenda, Scelta civica chiede un chiarimento in Parlamento. Però lo scontro è sul vecchio rifiuto della Corte d’appello di imporre il divieto di espatrio all’ex senatore in possesso di più passaporti diplomatici. Una decisione che non è andata giù a Manfredi Borsellino, figlio del giudice Paolo assassinato da Cosa nostra nel 1992, il quale ha detto: “Dell’Utri è un referente politico dell’assassinio di mio padre. La giustizia colpisce sempre in ritardo queste persone e in un modo o nell’altro non pagano mai per ciò che hanno commesso”. Parole dure contro colui che è stato indicato come il “mediatore contrattuale” del patto di protezione tra Berlusconi e Cosa nostra. Se Marcello Dell’Utri dovesse essere condannato, sarebbe un duro colpo politico per il progetto di rilancio di Forza Italia che in questi ultimi giorni sta subendo un ridimensionamento inaspettato. Sono diversi, ormai, gli esponenti politici forzisti sempre più vicini a Alfano e lontani da Berlusconi. Il fido Paolo Bonaiuti è solo l’ultimo nome e non dovrebbe essere neanche l’ultimo tra i transfughi e così il “caso Dell’Utri” potrebbe essere un fattore determinante per le imminenti elezioni europee e accelerare l’emorragia di voti di Forza Italia.

Foto Lemonde.fr

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