La riunione vintage di Gianni Cuperlo

Mentre il Partito democratico, con il segretario Matteo Renzi, ha inaugurato sabato da Torino la campagna elettorale in vista delle elezioni europee del 25 maggio, la minoranza che fa capo a Gianni Cuperlo ha scelto di non partecipare e si è riunita a Roma. Un “cantiere”, così l’ha chiamato l’ex candidato alle ultime primarie, che non ha avuto molto successo. Nonostante migliaia di inviti tramite email spediti a simpatizzanti e militanti democratici, all’evento organizzato dalla sinistra dura e pura non c’è stata una grande affluenza e ad essere sinceri gli assenti non si sono persi chissà quale novità. L’obiettivo dichiarato degli organizzatori è ri-costruire una sinistra, una cultura socialdemocratica. Peccato, però, che di socialdemocrazia non se ne parli più nemmeno nella culla novecentesca scandinava. Nel nord Europa, infatti, la Svezia e la Norvegia hanno da tempo inaugurato la crisi del socialismo e la Danimarca, nazione guidata dalla progressista Helle Thorning-Schmidt, ha avviato serie modifiche alla storica politica del welfare danese. In questi Paesi, dove avanza l’estrema destra, la sinistra si sta ri-pensando, proprio come vuole fare Cuperlo, ma a differenza del pupillo di Massimo D’Alema non guardano indietro e cercano ricette innovative per il nuovo secolo.

Sfida non facile, ma questo processo, a ben guardare, è stato avviato già in tutto il vecchio continente. Ed Miliband in Inghilterra e Manuel Valls in Francia, insieme a Matteo Renzi in Italia, hanno inaugurato, con la benedizione di Tony Blair, la stagione del rinnovamento della sinistra europea. A Roma, invece, sembrava di essere ad un incontro con vecchi compagni di scuola. Quanto erano belli gli anni del liceo, che risate e divertimenti, quanta spensieratezza, ma oggi solo malinconia e ricordo dei tempi andati. Se Bersani pensa a mettere i bastoni tra le ruote al governo sulla legge elettorale approvata già dalla Camera, Massimo D’Alema (col dente avvelenato dopo l’esclusione anche dalle liste per le elezioni europee) sostiene che “il Pd dobbiamo farlo funzionare noi, affinché non muoia”, dimenticando la sonora sconfitta, il ridimensionamento delle ultime primarie e i sondaggi che danno i democratici ai massimi storici, mentre Cuperlo ha approfittato dell’occasione per dare un senso al celebre aneddoto del tacchino di Bersani e non si è risparmiato in alcune critiche al governo. Alla kermesse erano presenti anche Guglielmo Epifani, Stefano Fassina e Francesco Boccia. Più che un laboratorio politico, è sembrato un sabato vintage. Dove in vetrina si osservavano i baffi di D’Alema e le metafore di Bersani, ma poi, appena si usciva dalla sala si tornava alla vita reale.

Per un po’ di pragmatismo, per le elettrici e gli elettori democratici, bisognava andare a 523 km di distanza, ovvero a Torino. Nel capoluogo piemontese, infatti, Matteo Renzi ha avviato una campagna elettorale decisiva per il futuro dell’Europa e lo ha fatto cercando di mettere al centro le esigenze dei cittadini. In realtà è già da qualche mese che il leader democratico gira per l’Europa con l’obiettivo di “rottamare” anche la vecchia sinistra europea. I primi risultati sono stati positivi e a quanto pare lo stesso Presidente francese Hollande, dopo la batosta nelle ultime elezioni amministrative, sembra voler imboccare la strada delle riforme avviata dall’ex sindaco di Firenze in Italia. Scardinare vecchi metodi, guardare con ottimismo al futuro e dare risposte concrete e non ideologiche alla gente. È questa la ricetta di Renzi per i progressisti del continente e se davvero dovesse riuscirci, chi negli anni passati l’aveva considerato “il Tony Blair d’Italia” non si sbagliava di tanto. Nel frattempo, però, occorre rimanere al presente e non a caso, con un orecchio a quello che succedeva a Roma, Matteo Renzi ha detto: “La sinistra che non cambia diventa destra, la sinistra che non cambia perde la dignità di essere sul fronte del progressismo”. Una stoccata alla fiera del vintage della capitale, per rispondere ai “no” a priori pronunciati contro le sue proposte di riforma.

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