Milizie filorusse prendono quartier generale della polizia a Slaviansk

Una ventina di uomini armati, di matrice filo-russa, si sono introdotti nel quartier generale degli uffici dei servizi segreti e della polizia, a Slaviansk, città a 150 Km dal confine russo. Prosegue l’avanzata nell’est dell’Ucraina dopo la presa delle città russofone di Donetsk e Luhansk. Fuori dagli edifici, frattanto alcune centinaia di persone si sono riunite per costruire barricate.

La richiesta è sempre la stessa: l’autonomia dei territori orientali da Kiev; che secondo il governo ucraino, fa parte del progetto russo di smembramento della regione, avviato con l’annessione della Crimea. Il ministro dell’interno ucraino, Arsen Avakov, con toni molto irritati ha ribadito in un post su Facebook: “Lo ripeterò di nuovo: coloro che vogliono il dialogo, avranno il dialogo e la ricerca di soluzioni. Chi invece usa le armi, dà fuoco agli edifici, spara alla gente, alla polizia e terrorizza le persone con bastoni e maschere avrà una risposta adeguata”.

Tuttavia, la minaccia dell’uso della forza da parte di Kiev, per liberare gli edifici occupati e l’ultimatum lanciato ieri di un ritorno all’ordine, non hanno ancora avuto seguito. Rimangono occupate anche le sedi dei servizi di sicurezza di Luhansk e quella del governo regionale di Donetsk e nonostante l’inasprimento delle pene per i promotori di secessioni e separatismi, la questione è tutt’altro che risolta. Il rischio della guerra civile è sempre dietro l’angolo, visto anche il crescente sospetto del coinvolgimento di agenti segreti e forze speciali moscovite dietro le operazioni di destabilizzazione.

L’occupazione dei filo-russi ha avuto la propria legittimazione, a partire dall’accettazione di Vladimir Putin dell’adesione della Crimea alla Russia, in cui il 16 marzo scorso, il 96% dei cittadini tramite il referendum, ha detto “sì” alla Grande Madre Russia, gridando slogan “Siamo tornati a casa” e “Russia ti amo”. Putin ha firmato il decreto dell’indipendenza della Crimea dall’Ucraina per “volontà espressa dal popolo di Crimea” con uno statuto speciale riconosciuto alla città di Sebastopoli, dove si era tenuta una consultazione parallela per accedere alla secessione dall’Ucraina. Il risultato è stato quello “dell’annessione” della Crimea alla Russia con tutte le complicazioni politiche ed economiche da essa derivanti. Da qui in avanti, l’azione flilo-russa è stata costante, sino agli avvenimenti odierni. I militanti, ribadiscono la volontà di creare una repubblica popolare anche nelle zone ad est, con l’indizione di un referendum non oltre l’11 maggio che esprima l’indipendenza da Kiev. L’Ucraina continua a perder pezzi importanti del proprio territorio e lancia accuse quotidiane all’indirizzo di Mosca, mentre sullo sfondo le azioni diplomatiche da parte americana ed europea, procedono con cautela.

Il nodo è dato dal passaggio dei gasdotti in Ucraina che riforniscono l’Europa. Negli ultimi anni, la Russia ha depotenziato le linee di esportazione che passano sul territorio ucraino. L’artefice del progetto, è la società Gazprom, che con il completamento del gasdotto Nord Stream vende il gas ai tedeschi senza intermediari, passando sotto il Baltico. Anche Sud Stream, l’altro gasdotto, sta per esser completato e passando sotto il Mar Nero, rifornirà Balcani ed Sud Europa. Per questo l’Europa, ancora non ha eseguito atti di forza contro l’occupazione russa della Crimea, perché bypassando l’Ucraina, la si rende meno pericolosa sull’interruzione delle forniture di gas. L’Ucraina ha infatti linee secondarie di fornitura ed il blocco di queste, costituirebbe un problema per la stessa. Senza dimenticare che l’importazione di gas dalla Russia per l’Ucraina, si aggira attorno al 70% e che l’utilizzo di shale gas, i giacimenti di gas sul territorio, potrebbero render il paese indipendente da Mosca, solo in un futuro lontano e con ingenti capitali esteri per avviare i progetti di produzione. E sebbene gli Stati Uniti siano interessati ad investire e dare consulenza, per il momento questa possibilità non è realizzabile, visto l’orientamento americano verso i mercati asiatici, che hanno prezzi di vendita più alti e meno difficoltà dal punto di vista geopolitico. Inoltre, qualora il pericolo di un eventuale blocco, provenisse da parte della russa Gazprom, anche in questo caso, non desterebbe le ansie europee. Considerata la mitezza dell’inverno da poco concluso, gli stoccaggi sono pieni e garantiscono grande autonomia. L’Europa quindi può concentrarsi sulla risoluzione della crisi in Ucraina facendo, al contrario, leva sui timori da parte russa per possibili sanzioni, come il taglio delle importazioni di gas, con il 40% delle entrate che svanirebbero. Considerato che Gazprom è pesantemente indebitata, di questo la Russia dovrebbe seriamente preoccuparsi.

Foto TheGuardian

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