Il sollievo di Berlusconi e l’ansia di Dell’Utri

Silvio Berlusconi evita il peggio, ovvero i domiciliari. Dopo quasi due ore di udienza al Tribunale di sorveglianza di Milano, il sostituto procuratore generale Antonio Lamanna, ha dato parere favorevole alla richiesta della difesa di “affidamento in prova ai servizi sociali” di Silvio Berlusconi. Salvo altri colpi di scena (la decisione finale verrà presa nei prossimi giorni), il leader di Forza Italia dovrà scontare la pena residua di un anno presso un centro o una comunità. Una guerra evitata e probabilmente una pagina storica del nostro Paese si chiude. Una diatriba ventennale tra Berlusconi da un lato e la magistratura dall’altro. Una distensione in grado di far maturare conseguenze immediate per il Paese. Già, perché quella stretta e perversa correlazione tra azione politica e giudiziaria non è ancora stata superata in Italia. Allora, il “rispetto”, così l’ha definito il padre di Mediaset, di alcuni giudici nei suoi confronti dovrebbe avere come immediata conseguenza la partecipazione costruttiva e non belligerante di Forza Italia al tavolo delle riforme costituzionali avviato dal governo Renzi. Una buona notizia per l’attuale Presidente del consiglio, anche se il sottosegretario Graziano Delrio si era affrettato a dire che le vicende giudiziarie di Berlusconi non avrebbero rallentato il cammino delle riforme. Difficile, considerando il recente passato e il peso politico e numerico di Forza Italia in questo Parlamento.

Se Silvio Berlusconi tira un sospiro di sollievo e guarda con maggiore fiducia all’immediato futuro sognando, addirittura, un’agibilità politica, Marcello Dell’Utri attende con ansia la sentenza definitiva sulla sua condanna a sette anni per mafia. Nel frangente, però, l’ex senatore del Pdl è sparito, è irreperibile. Ad accorgersi della misteriosa scomparsa è stata la squadra mobile di Milano, che non ha trovato l’ex braccio destro di Berlusconi per comunicargli un ordine di custodia cautelare emesso dalla terza sezione della Corte d’appello di Palermo. Sembrerebbe un giallo, ma in realtà non è proprio così. Marcello Dell’Utri è all’estero per evitare il carcere in caso di condanna. Non è la prima volta che il politico siciliano assumerebbe un simile atteggiamento e quando in passato la Cassazione doveva decidere sulla sua sorte, andò in Repubblica Dominicana per poi tornare quando la condanna fu annullata. Ecco, il metodo è lo stesso e Dell’Utri, secondo quanto si apprende, si troverebbe in Libano. Per evitare un esito del genere la Procura generale aveva già chiesto, in tempi non sospetti, il divieto di espatrio considerando che l’ex senatore ha più passaporti diplomatici di Paesi stranieri. La Corte d’appello, però, aveva rigettato la richiesta e quindi, con grande probabilità, Dell’Utri non sarà in aula martedì per ascoltare la sentenza.

Storie incrociate quelle di Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri, ma adesso le strade potrebbero separarsi. Il patron del Milan, a quanto pare, riuscirà a cavarsela e uscire a testa alta da una vicenda ormai ventennale, mentre il suo storico amico è costretto alla latitanza per sfuggire ad una possibile condanna. Due caratteri diversi e anche in questo momento le divergenze caratteriali sono evidenti. L’uno sollevato e timidamente ottimista e l’altro silenzioso e ansioso. Il passato in comune è ormai alle spalle e il futuro è davanti, ma questa volta ognuno avrà la sua linea d’orizzonte e dovrà andare avanti senza l’aiuto dell’altro. Un finale inaspettato? No, scontato. La storia del cinema, infatti, è piena di film in cui il grande capo riesce a cavarsela e il suo fido braccio destro è costretto a pagare per tutto ciò che ha fatto. Corsi e ricorsi cinematografici.

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