Pechino, confermata in appello la condanna all'attivista anticorruzione

A Pechino è stata confermata la condanna, a Xu Zhiyong, avvocato pechinese di 40 anni, Fondatore del Movimento dei Nuovi Cittadini. L’Alta Corte del Popolo di Pechino ha rigettato l’istanza d’appello, presentata dall’attivista per i diritti civili. Arrestato il 16 luglio 2013, è stato accusato di “disturbo dell’ordine pubblico” per aver promosso una campagna di sensibilizzazione, che chiede alle autorità cinesi di render trasparenti e pubblici i guadagni ed i profitti, mettendo online i guadagni dei funzionari dello Stato. Xu Zhiyong è stato condannato a 4 anni anni di reclusione. La condanna all’avvocato, è il tentativo del governo di Pechino di arginare l’ondata di disobbedienze civili da parte della popolazione, desiderosa di partecipare attivamente alla vita politica nazionale. Le richieste sulla trasparenza, che pur sono contenute all’interno del programma del presidente Xi Jinping, poiché provengono da frange esterne al Partito Comunista cinese, sono considerate sospette e destabilizzanti per l’establishment, visto che il presidente preferisce condurre la politica anti corruzione, in ambito ristretto, senza sentire il bisogno di coinvolgere i cittadini. Si comprende dunque, come siano numerosi i dissidenti arrestati e sottoposti a processo per “disturbo dell’ordine pubblico”; il Movimento dei Nuovi Cittadini, infatti, ha dato una forte scossa al sistema, date le indiscusse capacità di Xu Zhiyong di saper aggregare e sensibilizzare gli appartenenti delle classi medie e borghesi cinesi. Si tratta di liberi professionisti; scrittori, professori sino ad arrivare alle classi imprenditoriali dei nuovi ricchi, che vogliono dire la loro sulle scelte della politica.

Il Movimento, nato nel 2012, trova la spiegazione della propria esistenza nelle parole del suo fondatore, che in un post di quel periodo, così scriveva: “Abbiamo proposto di riappropriarci della nostra identità, di alzarci in piedi e andare avanti uniti” ed ancora: “In questo modo, uniti, vogliamo far crescere una forza sana, al di fuori del sistema, che promuova la pace in Cina a completamento di una trasformazione civile e costituzionale del sistema. Questo è un movimento politico per il costituzionalismo democratico”.

Xu Zhiyong ha creato l’ossatura di una società civile che si oppone alla centralità del Partito Comunista, e se il sostegno proviene dall’elite economica e non più solo intellettuale, è logico che il governo si senta minacciato dalla formazione di un potere alternativo che invoca lo “stato di diritto”.

In questi ultimi anni, ad esempio, si è investito molto nel mondo delle società di beneficenza. Sino al 2004, ai privati era vietato entrare a far parte di questi istituti, ma quando giunse il via libera, gli enti hanno raggiunto il numero di 2100 con un’alleanza fatta di uomini facoltosi ed “intellettuali liberal”. Da quel momento, anche il controllo del Partito sulle attività benefiche si è fatto più pressante.

In quest’ottica, rientra l’arresto del miliardario cinese Wang Gongquan, avvenuto nel novembre 2013; uno dei maggiori sostenitori ed attivista egli stesso del Movimento dei Nuovi Cittadini. Accusato del “reato di assembramento di persone finalizzato al disturbo dell’ordine pubblico”, Wang è uno degli uomini più ricchi del paese ed il fondatore di un possente impero eonomico, maturato con investimenti nella Silicon Valley e nel ramo delle costruzioni, della rivalutazione di zone geografiche ed espropriazione di terreni a scopo urbanistico ed immobiliare, che in Cina è  denominata “Real  Estate”. Wang ha avuto solidi agganci ed è uno di quelli che ce l’hanno fatta. Eppure, il desiderio di quest’uomo di una democrazia dal respiro occidentale, l’ha condotto sulla strada di Xu, sebbene ci sia chi, tra i suoi nemici, abbia motivato la sua scelta con il “voler contare di più politicamente” ed aprire la via ad una nuova classe politica.

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