Yara Gambirasio, al 99,9 per cento l'autista era il padre del killer

A un anno dall’esame della salma riesumata, arriva il responso. Al 99,9 per cento l’autista era il padre dell’assassino della piccola Yara Gambirasio.

Era stato il consulente della famiglia della giovane vittima a chiedere un’ulteriore verifica per far luce sulla misteriosa morte. Ora, dopo tredici mesi, l’anatomopatologa Cristina Cattaneo ha riscontrato praticamente la certezza di familiarità fra i due profili genetici: “Ignoto 1”, il presunto killer di Yara, e Giuseppe Guerinoni, l’autista di Gorno scomparso nel 1999 all’età di 61 anni. In particolare, il primo – secondo gli inquirenti – sarebbe il figlio illegittimo del secondo.

L’esecutrice dell’esame, la stessa che analizzò la salma della Gambirasio, al momento non ha ancora consegnato la relazione al pubblico ministero Letizia Ruggeri. Tuttavia la percentuale non sembra lasciare spazio a molti dubbi. Ricordiamo che il corpo di Yara era stato ritrovato il 26 febbraio 2011 nel campo ai margini di via Bedeschi, nella zona industriale di Chignolo d’Isola. E lì si trovava da tre mesi, cioè da quando se n’era notata la scomparsa dal centro sportivo di Brembate Sopra.

Sui leggings e sugli slip Yara riportava delle macchie di sangue, se pur annacquate dall’esposizione alle intemperie. Da queste gli inquirenti erano partiti per individuare il carnefice, confrontando 18.000 profili in tutto il Bergamasco. Da quelli dei vicini di casa a quelli dei frequentatori del centro sportivo e della discoteca che si affaccia sul campo accanto a quello del ritrovamento, nonchè dai dna tutte le persone che il 26 novembre del 2010 (giorno della scomparsa) passavano tra Brembate e Chignolo e che con il loro cellulare hanno agganciato le celle telefoniche.

Poi, qualche mese dopo, uno spiraglio. Tra i dna dei frequentatori della discoteca ce n’era uno affine – ma non abbastanza – a quello dell’assassino. A quel punto sono stati fatti gli esami a tutta la sua famiglia e due dei suoi zii sono risultati con profili genetici più vicini ancora all’interessato. Mancava quello di Guerinoni, deceduto. Quindi è entrato in campo il genetista Emiliano Giardina, dell’Università di Tor Vergata, che – mediante un calcolo biostatistico – ha attestato al 99,87 per cento la probabilità che il suddetto autista fosse il padre del killer. Infine, per la conferma del dato, si è ordinata la riesumazione del cadavere, avvenuta il 7 marzo 2013. Il successivo esame è stato esteso a 27 regioni e ora la paternità – in base ai parametri di riferimento – si può considerare certa. La verità è finalmente più vicina?

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