Valorizzare il patrimonio culturale per investire sul futuro 660x330

L’Italia ha un immenso patrimonio di beni culturali che purtroppo non sa valorizzare. Alcuni siti archeologici sono unici al mondo come gli scavi di Ercolano e Pompei e la più grande necropoli etrusca esistente quella di Cerveteri; alcuni musei sono ricchi di opere d’arte, ad esempio, gli Uffizi a Firenze, i Musei Vaticani e il Museo archeologico di Napoli; alcune chiese e palazzi testimoniano stili architettonici esclusivi, cioè, il romanico, il gotico e il barocco. L’Italia, insomma, secondo il rapporto del Pricewater House Cooper, possiede il più ampio patrimonio culturale a livello mondiale: 2100 aree e parchi archeologici, 3400 musei e oltre 43 siti Unesco. Eppure nonostante questi dati, il RAC, l’indice che analizza il ritorno economico dei “cultural assets” mostra che nazioni con la metà dei siti rispetto ai nostri, tipo la Francia e il Regno Unito, è tra le 4 e le 7 volte maggiore che quello italiano.

A fronte della ricchezza del patrimonio culturale italiano emergono enormi potenzialità di crescita non ancora valorizzate. In particolare, le stime indicano che l’economia turistica e il settore culturale e creativo contribuiscono al PIL dei principali Paesi europei in media per il 20%, l’Italia è al disotto del 13%. I ricavi di tutti i bookshop dei musei statali italiani sono pari al 38% del solo Metropolitan Museum di New York e come ha ricordato Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera, tutti i musei statali italiani incassano l’anno meno del Museo Louvre di Parigi. E’ di questi giorni la notizia che nei Musei della Calabria paga il ticket solo uno su diciotto visitatori e che il guadagno annuo di un museo in Sicilia (Ravanusa) è di quattro euro pari a un solo visitatore. La Sicilia, in tal senso, ha dei primati negativi pensiamo alla meravigliosa statua della Venere di Morgantina, strappata dalle mani avide del Getty Museo, per essere seppellita ad Aidone, posto bellissimo ma difficilmente raggiungibile con mezzi di trasporto sia pubblici sia privati.
I nostri beni culturali una volta all’estero trionfano sempre a tal punto che la Galerie Campana occupa oggi ben otto sale al primo piano dell’ala Sully del Louvre e che la mostra «Gli Etruschi e il Mediterraneo. L’antica città di Cerveteri” che si è tenuta nell’ala decentrata del Louvre a Lens ha avuto 900 mila visitatori.

Non tutti i beni culturali del nostro bel paese sono poco visitati, poco pubblicizzati e abbandonati a se stessi, esempio su tutti il teatro greco-romano di Taormina, che ha un afflusso di visitatori provenienti da tutte le parti del mondo di circa 800 mila l’anno, essendo così uno dei posti più visti e fotografati in Italia. Il teatro di Taormina, uno dei luoghi più incantevoli della Sicilia, in questi giorni in restyling per l’imminente stagione estiva quando diventa contenitore di spettacoli, ha un problema comune a molte meraviglie italiane versa in uno stato di degrado critico. Una denuncia accorata è stata fatta nei mesi scorsi da alcuni dipendenti Regionali in servizio proprio al Teatro che hanno parlato “di toilette impraticabili e prive persino della carta igienica, con le conseguenti e giustificate proteste dei turisti, che spesso concludono le visite gettando in faccia proprio ai dipendenti il biglietto acquistato per l’ingresso al Teatro”. Gran parte dell’incasso va alla Regione Sicilia, la stessa che taglia i fondi alla cultura e solo un terzo al Comune di Taormina, che per molti anni non ha acquisito le somme dovute dall’ex gestore della Biglietteria “La Nuova Musa”.

Esempi da seguire sono il Guggenheim di Bilbao, 6 mila posti di lavoro 274 milioni annui d’introito, che attrae sempre più pubblico grazie all’uso delle tecnologie per l’intrattenimento e l’interattività. Ottima la Settimana della Bellezza organizzata da Lega Ambiente, in programma dal 4 al 13 aprile, che mira a contrastare quanto di brutto è stato fatto in questi ultimi anni, in tutta Italia, consumo di suolo, abusivismo, degrado delle periferie e cerca in tutti i modi di valorizzare i punti di forza come beni culturali, paesaggio, comunità con tanti eventi raccontando così la bellezza del territorio e il meglio del nostro Paese. Molto bene anche La Settimana della Cultura, promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dal 1998, per dieci giorni all’anno, apre gratuitamente le porte di tutti i luoghi statali dell’arte: monumenti, musei, aree archeologiche, archivi e biblioteche. Di solito si svolge con cadenza biennale, in primavera (tra marzo e maggio) e in autunno (settembre o ottobre). Positivo il regime di defiscalizzazione integrale confermato anche dall’ultima finanziaria che riesce ad attrarre capitali privati da riassegnare direttamente al Ministero per i Beni e le Attività culturali. E’ importante oggi più che mai trovare le risorse per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio culturale e artistico italiano, creando una sinergia stabile e fruttuosa tra cultura e finanziamenti pubblici e privati e coinvolgendo associazioni che operano da tempo nel territorio con grande sensibilità.

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