Attentato ad Atene. La Grecia e l'uscita dalla crisi 660x330

Stamattina ad Atene, pochi minuti prima delle 6 del mattino (le 5:00 in Italia), una bomba è esplosa davanti alla sede della Banca Centrale di Grecia. Sono stati accertati solo danni materiali ma nessun ferito; 45 minuti prima dell’esplosione, una telefonata anonima ha informato il giornale “Efymerida ton Syndakton” ed il sito “Zougla” per avvisare dell’attentato, dando indicazioni precise sull’ubicazione della bomba. L’ordigno era stato collocato all’interno di un’auto, una Nissan per la precisione, imbottita con 75 chili di esplosivo. La polizia, recatasi sul luogo è intervenuta a transennare la zona e scongiurare il peggio. Molti cittadini hanno dichiarato che la deflagraione, è stata udita in una vasta area della capitale. È chiaro dunque che si è trattato di un pesante avvertimento ai poteri politici ed economici nazionali ed europei, e sebbene l’attentato ancora non sia stato rivendicato, aver lasciato l’autobomba di fronte alla banca e poco distante dagli uffici della cosiddetta “Troika – Unione Europea (Ue), Banca Centrale Europea (Bce) e Fondo Monetario Internazionale (Fmi) – ha indirizzato le indagini verso gli ambienti dell’estrema sinistra.

La scelta della data, in effetti, non appare casuale dato che oggi, e dopo quattro anni di assenza, è avvenuto il rientro della Grecia sui mercati internazionali, in cui Titoli di Stato quinquennali (Bond) per un importo di 3 miliardi di euro, sono stati piazzati sul mercato, generando un ordine di 20 miliardi di euro, proveniente da 550 soggetti. Una risposta positiva e di fiducia economica dopo un periodo di crisi. La stessa Bce nel suo bollettino di aprile, ha evidenziato i segni di miglioramento, mostrando “un cauto ottimismo” e Draghi ha affermato che se il periodo più nero sembra esser superato, non bisogna allentare le misure di riforma nell’Eurozona; poiché ancora troppo deboli sono le riforme strutturali e le misure in favore dell’occupazione. Draghi ha asserito che si potrebbe ricorrere a misure “non convenzionali” in appoggio alle economie più deboli, e tra queste, ricordiamolo, c’è anche l’Italia. In parole povere, L’Europa potrebbe avviare entro il mese di giugno una nuova vendita di Bond e decidere che Francoforte debba emettere nuova moneta.

Eppure, nonostante l’ondata di ottimismo dei mercati, l’attentato di stamattina, va nella direzione di una bocciatura di fatto, delle scelte dei “Tecnocrati europei” e un “benvenuto caloroso” alla cancelliera tedesca Angela Merkel, considerata uno dei peggior nemici della Grecia ed attesa ad Atene, per domani.

Gli inquirenti sospettano in particolare, di uno dei capi storici del disciolto gruppo estremista di sinistra ’17 novembre’, Christodoulos Xiros, che tra il 1975 ed il 2000 è stato responsabile di 23 omicidi. Xiros, in carcere fino a gennaio, è riuscito ad evadere ed è latitante e poiché possiede le conoscenze tecniche in fatto di esplosivi, la polizia ha concentrato l’attenzione su di lui.

Tra le ragioni che avrebbero portato all’attentato, vi è quindi la persistente rabbia e la sfiducia nei confronti dell’austerity adottatata dal governo nazionale e imposta da Bruxelles, con l’idea che l’Europa non abbia fatto abbastanza, pur se è bene dire che i problemi economici greci, nascono, da una scellerata gestione del patrimonio economico interno, con lo spreco delle risorse, che ha creato il tracollo dell’economia e l’impoverimento del paese.

Senza dimenticare che in questi ultimi anni di durissimi sacrifici per i cittadini, ad evitare che la Grecia uscisse dall’Eurozona, sono stati gli aiuti europei come l’ultimo di poco tempo fa, di 8,3 miliardi di euro da parte dell’Eurogruppo. Ma le tensioni interne al paese sono ancora molto forti e le proteste all’ordine del giorno, come l’ultimo sciopero dei marittimi con il blocco del traffico merci e passeggeri verso le isole ed il conseguente danno all’economia turistica, che in questo periodo ha ricevuto una piccola ma significativa spinta. Agli attivisti di sinistra, non sono andate giù neanche le nuove liberalizzazioni delle farmacie e dei taxi. Il punto dolente è che alla ripresa economica dei mercati, seppur minima, non si è accompagnata una corrispondente ripresa occupazionale. Il timore epresso sui diversi fronti interni e purtroppo mal veicolato dagli attentati estremisti, è che la ripresa economica ed il superamento della crisi, generi un aumento del divario tra ricchi, “sempre più ricchi” e poveri, “sempre più poveri”.

Una ripresa teorica che in termini tecnici viene chiamata “jobless recovery” ossia una ripresa senza occupazione. Il campo del lavoro ha visto in questi anni, l’applicazione dei licenziamenti ed il tasso di disoccupazione salire al 28%, con un milone e 380mila persone a spasso e tra queste, 630mila vivere sotto la soglia della povertà.
L’accusa mossa all’Europa – a dispetto della ripresa proclamata – è quella di aver dato aiuti, atti a favorire l’uscita dalla recessione ma ad un prezzo troppo elevato, in termini di tagli allo stato sociale, con la consegente precarizzazione del lavoro.

Infatti se non ci sarà una crescita occupazionale, che favorisca l’aumento del PIL e generi sviluppo e movimento reale dell’economia, questo comporterà un aumento dei profitti da parte dei gruppi economicamente forti, senza un miglioramento del benessere sociale. Questi i timori da parte greca, più che leggittimi visto che anche noi qui in Italia, nonostante la nostra posizione sembri un gradino più in alto rispetto alla loro, corriamo rischi del tutto analoghi.

Eppure dalle parole di Mario Draghi, sembra che in Europa sia cresciuto il numero di chi, nutre gli stessi dubbi e quindi chiede di applicare regole che possano favorire la crescita e l’occupazione, in paesi come la Grecia, L’Italia, il Portogallo e la Spagna, con quest’ultima in fase di recupero crediti.

Maggio è vicino, e l’Europa ha questioni scottanti da affrontare, come quella di lasciare maggior spazio alla sussidiarietà, non basandosi solo sui metodi tedeschi.

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