La sforbiciata di Renzi e l’autogol di Grillo 660x330

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al Def, Documento di economia e finanza. Un piano che mira a ridistribuire un po’ di ricchezza in tutto il Paese. Confermato il taglio di 10 miliardi del cuneo fiscale (Irpef), circa 80 euro in busta paga da maggio per i redditi inferiori a 25mila euro. Tagli previsti anche sugli stipendi della pubblica amministrazione (oltre alla rotazione tra i capi dipartimento), che porteranno un risparmio di 350-400 milioni di euro, seguendo il principio che nessun dirigente pubblico dovrà guadagnare di più del Presidente della Repubblica. Il leader del Partito democratico, insieme al ministro del tesoro Pier Carlo Padoan, ha annunciato anche un taglio al settore sanitario (lontano anni luce dalle celebri sforbiciate di Tremonti) che prevede un intervento sulle retribuzioni dei manager di asl e ospedali e dei medici tra 70 e 80mila euro. Il documento, inoltre, stima la crescita dell’Italia per il 2014 intorno allo 0,8% e il rapporto tra debito e pil inizierà a ridursi dai primi mesi del 2015. Il deficit si ridurrà progressivamente, passando dal 2,6% di quest’anno all’1,8% del 2015 fino allo 0,9% nel 2016.

Già, ma chi paga? Le coperture verranno “per 4,5 miliardi dalla spending review e per 2,2 dall’aumento del gettito Iva (in seguito allo sblocco di 13 miliardi di euro per il pagamento dei debiti della Pa) e dall’aumento della tassazione sulla rivalutazione delle quote Bankitalia, quindi pagheranno le banche” ha detto il premier. Il recupero di risorse, inoltre, avverrà anche grazie al meccanismo del rientro dei capitali all’estero e il taglio dell’Irap avverrà tramite la revisione del trattamento fiscale delle rendite finanziarie. Altre entrate per ridurre il debito pubblico (circa 12 miliardi solo nel 2014) avverranno per mezzo dell’ambizioso piano di privatizzazioni (Enav e Poste su tutti) contenuto del Def. È questo, in estrema sintesi, il piano approvato dall’esecutivo guidato da Matteo Renzi. Il premier è soddisfatto del lavoro svolto fin qui, ma guarda già oltre e annuncia nei prossimi giorni l’avvio di una “campagna online” in cui verrà chiesto ai cittadini di segnalare al governo gli sprechi, gli enti inutili, le complessità burocratiche, i privilegi, i pasticci amministrativi. L’ex sindaco di Firenze è un fiume in piena e vede nel superamento del senato, delle province e dei vari tagli al mondo della politica lo strumento per ri-dare credibilità alla classe dirigente e rilanciare l’Italia.

Sfide difficili da affrontare, ma il documento economico presentato con il ministro Padoan può essere l’arma per rilanciare l’azione del Presidente del consiglio a danno dei suoi detrattori. Dalla minoranza Pd che in questi giorni sta cercando di ostacolare il progetto di riforma del senato, al tentativo dei forzisti messi nell’ombra dal fare di Renzi, fino a Beppe Grillo che paradossalmente è costretto ad andare contro alcuni principi basilari del suo movimento e criticare le azioni governative di questi giorni, pur di scagliarsi a priori contro il premier. Il punto di riferimento dei 5stelle, infatti, aveva affermato nei giorni scorsi che “80 euro a famiglia è un voto di scambio”. Non credo che quest’affermazione gioverà al comico genovese e non penso che gli italiani voteranno una formazione politica invece di un’altra per 80 euro in più in busta paga. Ciò che conta, e Grillo fa finta di ignorare, è il principio di giustizia sociale inaugurato dall’esecutivo di larghe intese. Certo, 80 euro non sono chissà quale cifra, ma non è giusto ridicolizzare il tutto. Forse può farlo un giullare che con il suo blog, secondo stime dei concessionari pubblicitari del web, guadagnerebbe tra i 10 e i 20 milioni di euro l’anno, forse può farlo un personaggio pubblico che mette a pagamento i suoi spettacoli politici, ma non dovrebbe farlo un esponente politico serio e per bene. Invece di criticare sempre tutto e tutti, il guru a 5 stelle farebbe bene a collaborare quando è il caso, altrimenti gli italiani potrebbero pensare che mentre Renzi taglia le spese inutili dello Stato, lui taglia soltanto chi nel Movimento non la pensa come il grande capo. Il sindaco Federico Pizzarotti potrebbe essere il prossimo? Degenerazioni della “democrazia diretta”.

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