La palestra della Lega: salire su ogni carro

Più i sondaggi danno i leghisti giù nei dati (secondo Ipsos 5,3%), più aumentano le parole ed i gesti forti del Carroccio. Parafrasando la legge della fisica, potremmo dire che ad ogni sondaggio negativo corrisponde un’azione uguale ed istericamente esagerata. Il nuovo segretario della Lega nord Matteo Salvini, infatti, in vista delle elezioni europee cerca, di giorno in giorno, di attirare l’attenzione dell’opinione pubblica su di se. Ogni notizia fa brodo e così il politico lombardo ha deciso di portare i leghisti in piazza per difendere gli indipendentisti arrestatati qualche giorno fa, con l’accusa di volere “l’indipendenza dallo Stato italiano con il ricorso a metodi violenti e all’insurrezione popolare”.

L’allegra compagnia, che su twitter e facebook ha scatenato l’ironia degli utenti, avrebbe voluto utilizzare un carro armato (in verità un trattore modificato per la solenne occasione) per compiere un’azione eclatante a Venezia, in piazza San Marco. Tra i 24 componenti dell’armata brancaleone ci sono ex serenissimi, un leader del movimento dei forconi e un ex deputato, il fondatore della Liga veneta, Franco Rocchetta. Questa vicenda segue quella virtuale di qualche giorno fa, in cui alcuni veneti avevano lanciato un referendum via internet in cui proponevano la secessione della loro regione dal resto d’Italia. Una consultazione deludente, come hanno mostrato i calcoli fatti da alcuni tecnici specializzati del Corriere del Veneto.

Salvini si è schierato apertamente in favore degli arrestati e ha detto: “siamo qua pacificamente ma non siamo dei fessi: o tornano a casa subito e qualcuno chiede scusa o andiamo a tirarli fuori noi. Magari occupando le prefetture“. In un clima teso, in cui compaiono striscioni che forniranno spunti alla satira di Maurizio Crozza, “Rocchetta come Martin Luther King” e “Chiavegato come Mandela”, la Lega nord decide di affiancare gli indipendentisti e cerca quindi di riallacciare i rapporti con il suo popolo. Un legame incrinato da finte lauree in Albania, trote maldestre e mutande verdi. “La canaglia romana”, così la definisce Bossi che coerentemente in questi anni è stato suo ministro e deputato ben pagato, parla di “diritto alla libertà dei popoli” e spera di ricollegarsi a quei moti di protesta di matrice europea, che chiedono maggiore autonomia nel vecchio continente. Gli ultimi, in ordine di tempo, sono stati i fiamminghi in Belgio e gli scontri per le vie del Paese europeo, hanno mostrato il sentimento che serpeggia in Europa.

È un qualcosa a cui la Lega vorrebbe collegarsi, per cercare di raddoppiare i propri voti fermi, a quanto pare, ad una percentuale lontana dagli anni d’oro. Matteo Salvini, in questo momento, è pronto a salire su qualsiasi carro. Da quello di Grillo, il quale aveva definito l’Italia come “un’arlecchinata di popoli e di lingue”, passando per i vecchi serenissimi fino ad arrivare alla destra radicale di Marine Le Pen che si schiera contro l’idea di Unione europea e di moneta unica.

È difficile trovare una logica politica in tutto ciò, semmai, se proprio di logica si deve parlare, potrebbe definirsi una logica dei voti. Nulla di più. Solleticare gli elettori con qualsiasi proposta, anche se strampalata, pur di convincerli a votare il Carroccio. Il problema, però, è che la Lega nord ha governato il Paese a fianco di Berlusconi per diversi anni e tutti gli scandali della famiglia Bossi e di altri esponenti leghisti rischiano di realizzare l’unica secessione possibile in questo momento in via Bellerio. Quella tra l’elettorato e il partito padano.

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