Storia di una ladra di libri: la lettura come antidoto agli orrori della guerra 660x330

GENERE: Drammatico
REGIA: Brian Persival
SCENEGGIATURA: Michael Petroni
ATTORI: Geoffrey Rush, Emily Watson, Sophie Nelisse

Tratto dal romanzo dello scrittore australiano Markus Zusak il film, ambientato nella Germania nazista, racconta la storia di Liesel (Sophie Nelisse) una ragazzina di undici anni che viene affidata dalla madre, che non può più mantenerla, a una coppia di genitori adottivi: Hans Hubermann (Geoffrey Rush) un uomo paziente e gentile, e la moglie Rosa (Emily Watson) severa e irascibile. Scossa dalla morte improvvisa del fratellino e dal cambiamento di vita, Liesel fatica ad ambientarsi soprattutto a scuola dove viene derisa dai compagni perché analfabeta. Ma con l’aiuto del padre impara a leggere e inizia ad appassionarsi ai libri. L’amore per la lettura crescerà anche in seguito all’amicizia con Max, un giovane ebreo che i suoi genitori nascondono in casa. I due trascorrono lunghe notti a leggere i libri che Liesel salva dai roghi nazisti o che ruba (o meglio “prende in prestito” come lei stessa dice) dalle biblioteche. La lettura permette ai due ragazzi di rifugiarsi in un mondo immaginario per sfuggire all’orrore nazista che li circonda.

La novità di “Storia di una ladra di libri” è che al contrario di molti altri film che hanno trattato il tema del nazismo e dell’Olocausto dalla parte delle vittime, qui il punto di vista si sposta sulle famiglie tedesche. Gente comune costretta a rifugiarsi nelle cantine durante i bombardamenti, che deve accettare di vedere mariti e figli partire per il fronte non sapendo se torneranno a casa, spettatori impotenti delle deportazioni. Il film affronta temi importanti come l’amicizia, l’amore, la solidarietà che spesso implica anche il coraggio di opporsi al regime anche a costo di rischiare la vita (come nel caso dei genitori di Liesel che danno rifugio al giovane ebreo).

Nel film, tuttavia gli aspetti più cruenti dell’Olocausto vengono omessi, solo una scena ricorda la deportazione, quando vediamo un gruppo di ebrei sfilare per strada sotto gli ordini dei nazisti. Ma non c’è nessun riferimento ai campi di concentramento e agli orrori che vi avvenivano. Questo perché come il libro, anche il film vuole dare un messaggio pedagogico, ossia l’importanza della lettura, capace di stimolare l’immaginazione e di catapultare il lettore in una dimensione parallela. “Le parole sono vita” afferma Max. E proprio grazie ai libri che l’amicizia tra Max e Liesel si rafforzerà, aiutandoli a superare le difficoltà e la paura della guerra.

Ciò che viene a mancare rispetto al romanzo è la scelta dell’angelo della Morte come io narrante, che nel film è ridotta a una voce fuori campo che sentiamo solo all’inizio e alla fine.
Il film è indirizzato a un pubblico di famiglie, ma soprattutto ai giovani che del Nazismo e degli orrori dell’Olocausto ne sanno poco. Un modo per avvicinare i ragazzi alla lettura e soprattutto far conoscere un pezzo di storia che non può essere dimenticato.

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