Ungheria. La riconferma di Orbàn e la Destra che avanza

Viktor Orbàn, ha riconfermato il suo premierato in Ungheria. Pur non mantenendo le percentuali del 2010, quando aveva ottenuto il 53% dei consensi, è riuscito ad avere il 45% dei voti, dichiarandosi soddisfatto del fatto che “gli ungheresi hanno votato liberamente, e liberamente hanno scelto di continuare la strada da noi tracciata nel corso dell’ultima legislatura”. L’esito del voto ha ricevuto influsso anche dall’opportunità che Orbàn ha offerto ai cittadini di etnia magiara, residenti in Slovacchia, Romania ed Ucraina, di poter votare. Decisione, questa, che è stata fortemente criticata dai paesi vicini ma che ha fatto ottenere buoni numeri e molte simpatie a Orbàn.

Sui 199 seggi del parlamento ungherese, 134 sono andati al rappresentante del Fidesz; 39 alla Coalizione Democratica (socialisti, liberali e verdi) e 26 all’estrema destra di Jobbik; che ha totalizzato il 20% dei consensi, ponendosi prepotentemente all’attenzione del nuovo governo. Se si pensa inoltre che la campagna elettorale di Jobbik, ha avuto tra i suoi punti di forza, la diffusione di slogan xenofobi come quello inviato tramite sms all’elettorato, con la dicitura: “Votate Jobbik per sconfiggere gli zingari”, oppure la non lontana proposta di Marton Gyöngyösi – esponente di spicco della destra ultranazionalista – che in una seduta del Parlamento chiese la schedatura dei deputati di origine ebraica, si comprende bene come l’Ungheria con il nuovo governo, abbia spostato il proprio asse ancora più a destra. Soprattutto perchè nelle zone più arretrate, quelle a nordest e confinanti con Ucraina e Slovacchia, il partito di Jobbik ha superato di gran lunga la sinistra, con il 35% dei consensi.

Il risultato apre quindi nuovi scenari, che già hanno destato le preoccupazioni della comunità ebraica ungherese, per un avanzare delle idee antisemite all’avvicinarsi delle Europee. Ma la destra ultranazionalista crea problemi allo stesso Orbàn, che definisce “abberranti e intollerabili” i messaggi di stampo hitleriano, veicolati durante la campagna elettorale.

Certo, è vero che Orbàn in questi anni ha seguito una linea di governo nazionalconservatrice ed euroscettica; così come è altrettanto evidente, la sua preoccupazione nel riuscire a mantenere il posto nell’Unione con una maggior forza nazionale dell’Ungheria, e frattanto tener salda l’amicizia con la Russia di Putin. Ma la deriva verso posizioni eccessivamente estremiste, non gioverebbe affatto alla sua governance. In particolare, il sostegno ricevuto dal Partito Popolare tedesco in queste elezioni, ed il fatto incontrovertibile che se in Ungheria la disoccupazione è calata, lo si deve anche ai fondi di coesione Ue ed agli investimenti tedeschi con marchi come Siemens, Mercedes e Audi. Se Orbàn vorrà mantenere questo trend positivo, dovrà evitare di inasprire i rapporti con l’Europa. E se è stato eletto proprio per il suo continuo richiamo “all’orgoglio nazionale”, utilizzando tutti i mezzi a disposizione dalla televisione; alla stampa; ai giganteschi manifesti con sopra il suo volto e mettendo in ombra gli avversari, questo non potrà fargli perdere di vista, che all’Ungheria ed ai mercati magiari convenga di più mantenere buoni rapporti con la Merkel che dichiara di vedere Putin, “come un uomo che vive fuori dalla realtà”.

Ed allora, se necessario, Orbàn dovrà scegliere di esser un po’ meno amico di Putin, con cui, ad esempio rischia una totale dipendenza energetica dalla Russia, per via della stipula di un contratto miliardario con un ingente prestito da parte russa, che prevede la costruzione e il potenziamento della centrale nucleare di Packs. E dovrà allentare i rapporti “diplomatici” con Erdogan, l’Arabia Saudita ed altri amici delle ex repubbliche sovietiche. Ma vorrà fare questo passo pur di non esacerbare gli animi europei? Lui che ha saputo parlare al “cuore del suo popolo magiaro”, innalzando l’importanza dell’identità nazionale, fra le classi più povere, già incattivite dalle ferree regole di Bruxelles. Lui che vuol esser il leader forte che sa parlare all’Occidente ed all’Oriente e che dice di avere come obbiettivo quello di un’Ungheria solida, prospera e sicura.

Un dato è innegabile: con le elezioni europee tanto vicine, Orbàn dovrà destreggiarsi tra gli umori estremisti del suo primo interlocutore Jobbik; una sinistra interna indebolita e le aspettative degli amici tedeschi.

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