Alfano e il progetto di una destra europea 660x330

Silvio Berlusconi, al di là delle varie simpatie e antipatie che ha creato intorno alla sua persona in questo ultimo ventennio, ha segnato la storia politica del Paese e soprattutto del centro-destra. È riuscito a dare visibilità ad un orientamento politico che, dal dopoguerra ai primi anni ’90, aveva avuto un ruolo secondario e marginale. Schiacciato da un lato dalla balena della Democrazia cristiana e dall’altro lato dalle conseguenze post-belliche del secondo conflitto mondiale, che avevano messo in luce gli esiti apocalittici a cui avevano condotto simili ideologie degenerate, la destra italiana ha navigato per decenni in acque tempestose. Una punizione paragonabile a quelle che Ulisse dovette scontare per aver mancato di rispetto le divinità dell’antica Grecia. Mentre, però, l’eroe dell’epica omerica riesce a tornare a casa e trovare il tanto desiderato conforto degli amati familiari, è come se i conservatori del nostro Paese si fossero fermati in qualche tappa intermedia e avessero preferito l’oro e il benessere momentaneo, mettendo da parte le loro origini e i legami tanto agognati. Certo, Ulisse si sarebbe ben guardato dall’accettare l’ospitalità permanente di Circe, nonostante i suoi doni, ma questo non è stato il caso della destra italica che negli ultimi decenni si è fatta ammaliare dalla personalità del leader di Forza Italia e ha accettato, spesso chiudendo un occhio, principi opposti alle proprie idee.

Come potrebbe leggersi, se non in questo modo, l’alleanza con un partito secessionista e anti-italiano come la Lega Nord? Le affermazioni degli ultimi anni di Bossi e Borghezio, tanto per fare qualche esempio, farebbero rivoltare nella tomba il filosofo Giovanni Gentile, simbolo delle radici della destra, che faceva dell’esperienza risorgimentale un tratto distintivo della sua speculazione storica e filosofica. Tutto dimenticato, tutto messo da parte in nome di un palcoscenico che, bisogna ammetterlo, ha dato i suoi frutti. Molti esponenti di Alleanza nazionale, infatti, grazie alle vittorie di Berlusconi hanno ricoperto cariche prestigiose: dalla Presidenza della camera fino a svariati ministeri.

La destra è riuscita ad arrivare dove voleva, ma a quale prezzo? Sicuramente ha dovuto rinunciare a tratti distintivi della propria storia. E se è vero che un partito politico deve stare al passo con i tempi, è altrettanto vero che è pericoloso dipendere solo ed esclusivamente da una persona. Si rischia di cadere in un leaderismo degenerato, con contorno di populismo stile sudamerica lontano anni luce dalla tradizione europea. Ecco una parola chiave: l’Europa. Il termine da cui la destra, negli ultimi anni, si è allontanata di più.

È sufficiente seguire l’azione politica di Angela Merkel o quella precedente di Nicolas Sarkozy, per rendersi conto di ciò. Molti provvedimenti o riforme della cancelliera tedesca, oppure i gesti dell’ex inquilino dell’Eliseo, come quello di portare una corona di fiori al monumento dei partigiani caduti in Francia contro i nazisti e i fascisti il giorno prima delle elezioni presidenziali, sembrano a noi italiani come un qualcosa lontano da una tradizione di destra.
In realtà, girando per il vecchio continente, ci si rende conto che non è così. L’antifascismo, ad esempio, è un tratto distintivo ed imprescindibile dei conservatori europei, mentre non si può dire la stessa cosa della destra berlusconiana. Chi, nell’ultimo periodo, aveva cercato di sganciarsi e far maturare in Italia una destra che andasse al di là del populismo e di vecchie logiche, era stato Gianfranco Fini. L’ex leader di Alleanza nazionale, però, fu travolto dall’elettorato che aveva preferito ancora una volta la dialettica berlusconiana a qualcosa di diverso.

Oggi, un po’ a sorpresa, un’idea del genere potrebbe essere ripresa da Angelino Alfano. Esponente di spicco di Forza Italia in Sicilia, il ministro dell’Interno ha avviato il progetto del “Nuovo centro-destra”. Un laboratorio politico in cui sono confluiti tutti coloro che vorrebbero coltivare un’ideologia di destra moderata in grado di andare al di là del berlusconismo. È vero, anche per loro Berlusconi ha rappresentato un punto di riferimento e di svolta fondamentale, però, a quanto pare, si sono resi conto di come sia necessario costruire una forza riformista anche a destra.
“Vogliamo fare una grande coalizione in grado di competere e vincere contro la sinistra”, ha detto Alfano. Una destra europea che non metta in discussione la moneta unica solo per cavalcare l’attuale onda euroscettica. È forse arrivato il momento che l’elettorato di centro-destra dia fiducia a un progetto diverso da quello di Silvio Berlusconi? Le potenzialità sono parecchie e il terreno su cui lavorare è fertile (come mostrano gli ultimi sondaggi), a patto che Alfano non inciampi in qualche ostacolo disseminato lungo il cammino da Berlusconi. Questo sancirebbe il tramonto e metterebbe la parola “Fini” ad un cantiere di cui l’Italia, compresa la sinistra, ha bisogno.

Foto ANSA/ Giuseppe Lami

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