Quelli che non sanno cosa fare con Renzi

Berlusconi non sa cosa fare con Renzi”. È questa la frase chiave del fuorionda tra l’ex ministro Gelmini e il nuovo rampollo forzista Toti. Un’affermazione che squarcia quel velo di Maya del “complotto made in Italy”, tanto cara a diversi commentatori e politici del Bel Paese. Da diversi mesi, infatti, dopo l’accordo tra il nuovo segretario democratico e il leader di Forza Italia sulla legge elettorale, si odono svariate voci che parlano di inciuci da prima Repubblica o roba del genere. Un castello di carta distrutto in poche battute. Quando Giovanni Toti afferma: “ha capito che ‘sto abbraccio mortale ci sta distruggendo, ma non sa come sganciarsi”, mette a nudo le preoccupazioni di Berlusconi di fronte all’azione politica di Matteo Renzi. Un’angoscia che si riflette nei sondaggi pubblicati dal Corriere della sera, i quali mostrano una continua crescita del Pd, stimato al 33,3%, un’emorragia di voti per i forzisti e una lieve flessione dei grillini che si giocherebbero, in vista delle imminenti elezioni europee, il secondo posto con Forza Italia. La matematica non è un’opinione. Questi numeri parlano chiaro e danno ragione ai timori berlusconiani su un possibile fallimento della vecchia creatura del ’94, tirata fuori dal cilindro per cercare di riconquistare la scena politica.

Già, la scena politica. Il problema, però, è che il ruolo principale spetta ormai all’ex sindaco di Firenze e Silvio Berlusconi dovrebbe accontentarsi di un ruolo secondario. Bel problema per il fondatore di Mediaset, il quale per questioni caratteriali e per un recente passato da attore protagonista non accetterà mai un ridimensionamento. Dunque, che fare? Nell’attesa di una presa di posizione dell’ex Presidente del consiglio, che potrebbe spiazzare tutti e favorire nuovi colpi di scena soprattutto dopo la sentenza del 10 aprile, nella vicenda si inseriscono altri personaggi. Certo, non rilevanti come i primi due, ma destinati ad avere un peso fondamentale nell’esito finale della sceneggiatura. Come non citare Beppe Grillo, il guru dei 5 stelle, il quale dopo le prime mosse del nuovo premier sui tagli dei costi alla politica ha continuato ad etichettare Renzi con pesanti epiteti e ha imposto ai membri del suo movimento di votare contro provvedimenti che, fino a poco tempo fa, sarebbero stati obiettivi dichiarati dei cittadini stellati. Grillo si è assegnato da solo la parte che recita. Non un fascista, come è considerato da diversi analisti, ma un qualunquista vecchio stampo. La protesta senza proposta è un suo marchio di fabbrica e se con il Cavaliere il teatro principale delle sue battute era la televisione, oggi il palcoscenico di Grillo è il suo fruttuoso blog da cui emergono simpatiche o antipatiche, dipende dai gusti, scenette in cui il politico o giornalista di turno viene messo alla berlina.

Se le risposte dei 5 stelle, di Grillo e Casaleggio al ciclone Renzi sono queste, beh dalle parti del Nazareno possono stare tranquilli. Un aiuto, però, sia a Berlusconi che al comico genovese potrebbe arrivare dalla sinistra ortodossa. Corsi e ricorsi storici. Quell’area sconfitta nettamente dal renzismo nelle ultime primarie di partito e in generale messa in un angolo dalla storia, sembra mostrare segnali di vita solo quando si parla del Presidente del consiglio. È come se all’anti-berlusconismo avessero sostituito l’anti-renzismo e se il primo li ha sconfitti nettamente per un ventennio, il secondo rischia di ridurli ad un partitino da prefisso telefonico. Le loro prime prese di posizione, del resto, sembrano aver imboccato la strada del “no a Renzi” a priori: se da un lato c’è una consistente frangia di senatori dem pronti a boicottare il progetto di riforma del senato proposto dal governo, dall’altro lato Civati pur di andare contro le dichiarazioni e affermazioni del suo ex amico della Leopolda sarebbe disposto a rinnegare i propri ideali. Per chi si definisce un progressista duro e puro, come si fa a non appoggiare apertamente un premier che parla di più soldi in busta paga ai poveri e più tasse sulle rendite finanziarie? È anche vero che simili prese di posizione non sorprendono, se ci si documenta sul recente passato politico dell’onorevole di Monza. Se fino a qualche anno fa era al fianco di Renzi, poi decise di appoggiare Bersani e successivamente gridava “Ro-do-tà, Ro-do-tà” proponendo un’alleanza con i 5 stelle. Un balletto che mostra come i cambi di rotta siano una sua specialità e magari, anche questa volta, si ri-crederà e tornerà sui propri passi. Staremo a vedere se il “fuoco amico” distruggerà ancora una volta un governo di centro-sinistra, oppure Renzi riuscirà davvero a cambiare verso anche in questo. In un quadro del genere, al di là dell’opposizione fisiologica ad un esecutivo presieduto da un democratico, il rottamatore farebbe bene a tenere d’occhio le opposizioni interne rappresentate da alcuni suoi compagni di partito che, a differenza di altri, sanno bene “cosa fare con lui” e sono pronti a cuocerlo a fuoco lento sulla brace di Palazzo Chigi.

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