Redditometro, partiti i primi controlli 660x330

Annunciato come la nuova arma contro l’evasione fiscale e dopo i “paletti” imposti dal Garante della privacy sull’utilizzo dei dati dei contribuenti da controllare, la campagna del nuovo redditometro entra nel vivo, con maggiore attenzione alla composizione delle famiglie fiscali e anagrafiche.
Già dall’1 aprile – e per l’intero mese – sono state inviate le prime 20mila lettere nei confronti di altrettanti contribuenti finiti nel mirino del Fisco: è la prima di una serie di tranche che serviranno all’Agenzia delle Entrate per verificare l’effettivo funzionamento di questo strumento, a decorrere dagli accertamenti anno 2009, un collaudo molto importante che coinvolgerà soprattutto i commercialisti, chiamati ad aggiornarsi sull’iter, a conoscerne pro e contro.

Questo il tema del seminario formativo promosso dall’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Catania guidato da Sebastiano Truglio, che ha riunito circa duecento iscritti per un aggiornamento in materia.
In parole semplici, il redditometro mette in relazione il reddito dichiarato con le spese realmente sostenute: sono cinquantasei le voci “sotto controllo” divise in dieci categorie e relazionate a undici tipologia di nuclei familiari individuati dall’Istat. Dipendenti pubblici e privati, autonomi e pensionati: tutti possono finire nel mirino del redditometro, soprattutto nella prima fase – quando viene notificato un invito a comparire per spiegare i motivi di forti incoerenze tra quanto dichiarato e le spese sostenute – il contribuente deve affidarsi al commercialista nelle vesti di esperto e consulente, il cui supporto diventa prezioso. Successivamente c’è l’invito finalizzato all’accertamento con adesione.

Una delle novità del nuovo redditometro è il “fitto figurativo”, «vale a dire la spesa attribuita al contribuente che non risulta, nel comune di residenza, in possesso di un immobile a titolo di proprietà, di locazione o di leasing immobiliare, oppure ad uso gratuito – ha spiegato la prof.ssa Rossi – Per circa 8 milioni di italiani non si conosce l’effettivo titolo di abitazione, un dato elevato che verrà verificato dal Fisco solo in fase di contradditorio, se il diretto interessato non si presenterà o le giustificazioni fornite non saranno ritenute convincenti, il fitto figurativo verrà sommato al maggior reddito accertato». La seconda sessione del seminario ha approfondito i temi delle indagini finanziarie a supporto degli altri accertamenti; degli studi di settore 2013 e degli accertamenti da studi di settore.

Le indagini finanziarie riguardano tutti i contribuenti, indipendentemente che si tratti di impresa o lavoratore autonomo: è una presunzione legale a favore dell’Amministrazione finanziaria, in conseguenza della quale i versamenti e i prelevamenti, in assenza di giustificazioni, possono formare materia imponibile. A partire dal 2011 sono a disposizione i saldi iniziali e finali per ciascun anno nonché i dati relativi per ogni rapporto in modo da ricostruire l’effettiva disponibilità reddituale o il volume delle operazioni imponibili e degli acquisti effettuati dal contribuente. Infine, le indagini bancarie saranno utilizzare anche per verificare l’attendibilità del nuovo modello Isee, al fine di combattere coloro che utilizzano le prestazioni agevolate (asili nidi, borse di studio, mense scolastiche, ticket sanitari) senza averne diritto.

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