Pietro Grasso e Matteo Renzi

“Il Senato non vota la fiducia. Non vota le leggi di bilancio. Non è eletto. E non ha indennità”. Il premier Matteo Renzi affida a un’intervista rilasciata ad Aldo Cazzullo del Corriere della Sera i quattro punti cardine della riforma del Senato.

Lo fa con una risposta decisa alle dichiarazioni del presidente del Senato, Pietro Grasso, che aveva manifestato la propria contrarietà alla sua riforma costituzionale e l’aveva avvertito che non c’erano i numeri per l’approvazione. “Se Pera o Schifani avessero lanciato avvertimenti come Grasso, la sinistra avrebbe fatto i girotondi sotto Palazzo Madama”, ha ironizzato il capo del governo, aggiungendo un monito riguardo ai “professori” che l’hanno criticato: “Basta con i professionisti dell’appello, ho giurato sulla Costituzione non su Rodotà e Zagrebelsky. Se vogliamo ribaltare burocrazia ed establishment dobbiamo partire dalla politica”.

A chi gli rimprovera di essere stato troppo precipitoso su questa riforma, Renzi risponde: “Sono trent’anni che si discute su come superare il bicameralismo perfetto. Questo stesso Parlamento doveva approfondire il tema con la commissione dei 42. Non è più possibile giocare al ‘non c’è stato tempo per discutere’. Ora è il momento di stringere”.

C’è orgoglio nelle parole del premier rispetto al testo di riforma che andrà a proporre: “È un’operazione straordinaria, un grande cambiamento. È la premessa perché i politici possano guardare in faccia la gente. Se vogliamo eliminare la burocrazia, le rendite, le incrostazioni, la logica di quella parte dell’establishment per cui ‘si è sempre fatto così’, dobbiamo dare il buon esempio. Dobbiamo cominciare a cambiare noi”. Mentre rimettere dentro – 24 ore prima – l’elezione diretta dei senatori, voluta da Pietro Grasso e forse da Forza Italia, sarebbe a suo avviso solo “un tentativo di bloccare la riforma”.

Renzi ha inoltre spiegato quanto questo passaggio sia decisivo per il prosieguo del suo mandato: “Io mi gioco tutta la mia storia politica. Se la riforma non passa, mollo tutto”. Poi, con Cazzullo, ha parlato anche di lavoro, promettendo il salario minimo e l’assegno universale di disoccupazione, e infine ha commentato la polemica sugli appartamenti da lui affittati in dubbie modalità: “Capisco l’astio, ma su queste cose con me cascano male”.

Oggi, intanto, la presentazione del disegno di legge costituzionale per superare il Senato e il titolo V sui rapporti Stato-Regioni. A detta del presidente del Consiglio, “uno spartiacque tra chi vuole cambiare e chi vuole far finta di cambiare”.

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