La cultura del dono: La Fratres 660x330

C’è un mondo diverso, che lavora in silenzio, che non fa baccano e che è lontano migliaia di miglia dai pollai e dalla becera politica di tutti i giorni. E’ il mondo del volontariato e della donazione del sangue. E’ il mondo di Lea, di Giovanna e di Marica, rispettivamente responsabile del Circolo Fratres di Sant’Agata Li Battiati la prima, di San Filippo di Acicatena la seconda, segretaria di entrambi la terza, in provincia di Catania.

Tre donne, tre lavoratrici, tre mamme che mettono il proprio tempo e le proprie energie al servizio degli altri, senza alcuna costrizione e senza desiderare nulla in cambio. Lo fanno con l’ausilio di tantissimi altri volontari. La loro è una scelta di vita, una vocazione, un modo per dare qualcosa non solo agli altri, ma soprattutto a se stessi. Incarnano perfettamente quello che è lo spirito dell’essere volontario, ovvero quello di lavorare non per le persone, ma con le persone, all’interno della propria comunità. A volte imbattendosi anche contro un bruttissimo sentimento che è l’ingratitudine e con la consapevolezza che spesso ciò che si fa potrebbe sembrar poco, ma in realtà è qualcosa di utile, che fa la differenza nella vita di molte persone.

Che bella cosa è donare, donare il sangue. Un strada che apparentemente potrebbe sembrare ostile per chi la percorre per la prima volta. Perché l’atto del donare è una faccenda di pura gratuità, è un bene relazionale, cioè un atto dove il bene principale non è l’oggetto donato ma la relazione tra chi dona e chi riceve. È costoso ma non troppo, se per costo si intendono ‘monete’ come l’attenzione, la cura e soprattutto il tempo. Donare il sangue è un gesto concreto di solidarietà. Significa letteralmente dare una parte di sè e del propria energia vitale a qualcuno che sta soffrendo, qualcuno che ne ha un reale ed urgente bisogno, significa preoccuparsi ed agire per il bene della comunità e per la salvaguardia della vita. Ed è innanzitutto un dovere civico, la disponibilità di sangue è infatti un patrimonio collettivo a cui ognuno di noi può attingere in caso di necessità e in ogni momento. E anche se apparentemente avere a che fare con un ago può essere un sollasso, per i “temerari” che si apprestavano ad entrare in un’autoemoteca per compiere questo atto eroico, c’è poi un incentivo in più per farlo; un’abbondante colazione.
Perché, per sentirsi nobili eroi, in fondo, non è che bisogna avere il sangue blu: basta donarlo. Fatelo.

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