Aereo scomparso, forse ritrovati relitti a sud dell'Australia 660x330

Potrebbero appartenere al Boeing 777 della Malaysia Airlines, scomparso sabato 8 marzo mentre era diretto da Kuala Lumpur a Pechino, i due relitti alla deriva ritrovati 2.300 chilometri a sud-ovest della città australiana di Perth. E’ quanto annunciato dal primo ministro australiano Tony Abbott, che ha parlato di “nuove e credibili informazioni”, venute fuori dall’elaborazione delle immagini satellitari.

Tuttavia il premier ha voluto esprimere cautela: “Ora, trovare questi relitti in mare e raccoglierli, potrebbe essere ancora molto difficile e potrebbe risultare che quei relitti non sono parti dell’aereo” nonostante “a seguito dell’analisi specialistica delle foto satellitari quei due oggetti siano stati identificati come possibili parti del Beoing”. Certo il fatto che ci sia spinti a una dichiarazione ufficiale è già un segnale forte.

La Royal Australian Air Force ha inviato nella zona dell’avvistamento satellitare apparecchi da ricognizione Orion e stanno giungendo sul posto anche velivoli US Air Force. Venendo ai relitti, uno dei due misura 24 metri, l’altro è più piccolo. “Sono indistinti, scompaiono e riappaiono sulla superficie dell’oceano a intermittenza”, ha spiegato John Young, responsabile della sicurezza marittima australiana. Ricordiamo che anche i cinesi avevano reso pubbliche immagini riguardanti la zona ad est della costa vietnamita, salvo dover ammettere di essersi sbagliati. Intanto continuano ad agire – senza cambiare rotta – i satelliti spia degli Usa, dopo la promessa da parte di Obama di dare priorità al ritrovamento dell’aereo. Il merito dell’avvistamento risulta essere di due grandi istallazioni posizionate in Australia e concepite per tenere sotto controllo le attività cinesi. La prima è il radar OTHR (oltre l’orizzonte), gestito dall’aviazione australiana e in grado di coprire fino a 3 mila chilometri di distanza e anche oltre. L’altro è a Pine Gap e agisce sotto la responsabilità di Cia e Nsa, che si confrontano con i loro colleghi australiani.

La verità sul destino del Boeing 777 e dei suoi 239 passeggeri – stavolta – potrebbe essere vicina.

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