Filippo Romano Commissiario Straordinario Provincia regionale di Messina 660x330

TAORMINA (ME) – Abbiamo avuto ai nostri microfoni il Commissario Straordinario della Provincia Regionale di Messina Dr. Filippo Romano e gli abbiamo posto alcune domande circa il futuro della “ormai ex” Provincia di Messina. Non dimentichiamoci che dalle future scelte che la Città di Taormina opererà dipenderà molto anche per ciò che concerne i cosiddetti assetti istituzionali: “la Provincia Regionale di Messina è uno dei membri di riferimento del direttivo in seno al Comitato di Taormina Arte. Taormina dovrà decidere se aderire all’Area Metropolitana di Messina o a un Libero Consorzio di Comuni“.

Romano ha inoltre ricordato l’importanza delle istituzioni e il ruolo svolto dalla Provincia di Messina, che nonostante i tagli drastici operati sui propri bilanci è riuscita grazie ad un’oculata gestione e ai finanziamenti Europei a garantire un grande numero di interventi, in primis la manutenzione ordinaria e straordinaria di un gran numero di strade dei 108 Comuni che la compongono e la cui competenza risulta essere della Provincia. Romano ha inoltre evidenziato la necessità di raccordare al meglio i vari Comuni che compongono la “ex Provincia”, anche ai fini di una sinergia che possa concretizzarsi in un maggiore interscambio dei flussi turistici.

Non va tuttavia sottovalutato il fatto che sulla riforma delle Province, che se da un lato ha fatto brindare la Giunta Crocetta, dall’altro lato pende la “Spada di Damocle” dell’impugnativa da parte del Commissario dello Stato. Il Prefetto Carmelo Aronica si esprimerà a riguardo nei prossimi giorni e sono molti gli articoli della riforma che lasciano più di qualche perplessità e sono a rischio di incostituzionalità.

Sono varie le personalità che si sono mosse contro la riforma,presentando veri e propri ricorsi come l’avvocato messinese Antonio Catalioto, o “memorie” nel caso del Capogruppo di Forza Italia all’Ars Marco Falcone. Contro la riforma anche l’autorevole parere di un noto docente di diritto dell’Università Kore di Enna, il Prof. Massimo Greco, che tra l’altro sottolinea il fatto che i “Liberi Consorzi” esistevano già in base alla legge 9 del 1986, quella dell’istituzione delle Province. Sono tanti i dubbi sollevati dagli autorevoli ricorrenti, dalla mancata copertura finanziaria, alla illegittimità delle cariche gratuite (che fa sorgere dubbi circa il pagamento delle”missioni”), al conflitto d’interesse per i Sindaci (che dovrebbero ricoprire un doppio incarico). Un’altro “grosso scoglio” è rappresentato dal fatto che per la costituzione di un Libero Consorzio di Comuni è necessaria una popolazione di almeno 150.000 abitanti, per cui un Comune che volesse operare una scelta diversa non lo potrebbe poi di fatto realmente fare. Sono comunque tanti i punti oscuri di una riforma tanto “annunciata e strombazzata” ma che da un punto di vista giuridico presenta delle enormi lacune, rischiando di trasformare il tutto in un’enorme “bolla di sapone”…!

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