Sicilia, passa la Riforma delle Province 660X330

PALERMO – Dopo un iter complicato, fatto di lunghi confronti e aspre liti, in Sicilia la Riforma delle Province è legge. Il voto decisivo è arrivato ieri sera: 62 i membri dell’assemblea regionale siciliana (Ars) che si sono espressi a favore della contestata norma. Solo 14 invece i contrari e 2 gli astenuti.

C’è stato il tempo anche per un colpo di mano del governo, che – a ridosso del voto finale – ha presentato ben 21 modifiche, ripristinando molte norme cassate e approfittando degli emendamenti di correzione previsti dall’art. 117 del regolamento interno dell’Ars. Quest’ultimo recita infatti che “prima della votazione finale, la commissione, il Governo o un deputato possono richiamare l’attenzione dell’Assemblea sopra le correzioni di forma che siano opportune. L’Assemblea, sentito il proponente dell’emendamento o un altro in sua vece, delibera per alzata e seduta”.

L’operazione del governo ha rischiato di far saltare anche stavolta l’approvazione. Fra le norme andate a ritoccare, quella sul numero minimo di abitanti per la sussistenza in vita di un libero consorzio. L’abbassamento da 180mila a 150mila era stato respinto nella precedente discussione, portando alla minaccia di dimissioni il governatore Rosario Crocetta. Forte l’indignazione da parte delle opposizioni per “il mancato rispetto da parte del Governo dei lavori d’Aula”. La maggioranza avrebbe infatti approfittato del regolamento per sovvertire le sconfitte incassate sull’articolato.

Ma cosa succederà adesso? “Finalmente, dopo l’approvazione di questa riforma, potrete parlare di rimpasto”, ha ironizzato Toto Cordaro. Un tema che Crocetta ha sempre dribblato ma che, ora che la Riforma delle province è passata, prenderà prepotentemente la scena. Restano inoltre molti altri nodi da sciogliere, dalla nomina dei direttori generali delle aziende sanitarie alla questione delle alleanze.

Intanto il governatore ha ottenuto anche il prolungamento, almeno fino all’ottobre del 2014, dei commissariamenti. Questo, attraverso una Riforma che resta una vittoria a metà. Si tratta infatti di una norma di principio, che abolisce sì giunte e consigli provinciali, ma trasferendo i poteri a nuovi enti e strappando ai cittadini un pezzo di democrazia.

 

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