Her: il futuro dei nostri sentimenti 660X330

Trama: Theodore Twombly è un uomo solo e introverso che per lavoro scrive lettere d’amore per le persone con difficoltà a esprimere i propri sentimenti. Infelice a causa del divorzio con cui si separerà da Catherine, sua compagna sin dall’infanzia, acquista un sistema operativo parlante che sfrutta l’intelligenza artificiale, e progettato per adattarsi ed evolversi . Il protagonista instaurerà con il software un legame sempre più forte e profondo fino ad innamorarsene.
Cast: Joaquin Phoenix, Scarlett Johansson (voce), Amy Adams, Rooney Mara, Olivia Wilde.

Un futuro dominato dalla tecnologia, dove anche l’azione più semplice viene semplificata da uno strumento informatico, dove i contatti umani sono ridotti ai minimi termini e dove l’amore umano è praticamente morto. Ciò che viene inscenato è alquanto affascinante, ma allo stesso tempo preoccupante e non molto distante da quello che stiamo vivendo oggi, ovvero un inaridimento dei rapporti umani.

Her, che in Italia prende il nome di “Lei”, segna il ritorno dietro la macchina da presa di Spike Jonze, che pensa ad Her come un: “futuro non troppo lontano dal nostro”, ed effettivamente centra in pieno il suo obiettivo.

Fresco di Oscar come migliore sceneggiatura originale, Spike Jonze rende Her un film credibile, facendo sì che l’impatto emotivo e il coinvolgimento nella storia sia a livelli altissimi. Nonostante sia ambientato in un epoca che ha subito un importante spinta in avanti data dal progresso, bisogna sottolineare come questo progresso faccia riferimento unicamente al punto di vista tecnologico e non a quello umano, che al contrario, non fa altro che regredire, sminuirsi, fino ad arrivare al punto di annullasi quasi completamente. Se andiamo a paragonarlo con la realtà di oggi, si capisce chiaramente che la storia, non è affatto utopica o fantascientifica.

Nel mezzo di tutto questo troviamo lui, Theodore Twombly, che funge quasi da collante tra l’uomo dipendente dalla tecnologia, introverso e senza rapporti umani e l’altro sociale, libero di vivere e con la voglia di godersi la vita.
Theodore impersona perfettamente questa ambivalenza. Un uomo sensibile, romantico, che fa dei legami umani il proprio centro di vita, ma preoccupato dei cambiamenti delle persone e non disposto a rivivere emozioni che gli hanno causato sofferenza. Preferisce quindi isolarsi grazie a questa affascinante “scorciatoia tecnologica”, che non prevede il coinvolgimento dei propri sentimenti.
Inutile ribadire come il confine tra realtà e fantasia, sia molto sottile, catapultandoci in questa storia di vita futura, ma che si allaccia prepotentemente al nostro presente, facendoci fermare a riflettere più volte.

Ma al di la dei grandi meriti di Spike Jonze, Her prende vita propria grazie anche ad un cast, che se pur contenuto, è di un livello di forma e soprattutto di maturità raggiunto tra i più grandi di questi tempi. Joaquin Phoenix interpreta l’infelice Theodore in maniera magistrale. Con un solo sguardo riesce a far trasparire tanta voglia di vivere e al tempo stesso tanta tristezza che gli permette di regalarci probabilmente una delle sue performance più toccanti, drammatiche e complete di sempre. Senza trascurare l’ormai affermata Amy Adams, che nonostante appaia come una donna forte, in realtà è simile a Theodore più di quanto ci si aspetti.

Ma star indiscussa della pellicola è senza dubbio Her, “Lei” appunto, Samantha, il sistema operativo che da vita nuova a Theodore. Interpretata (anche se solo con la voce) dalla bellissima Scarlett Johansson – andata vicinissimo ad una nomination agli Oscar – è riuscita con la sua voce tanto sexy quanto professionale, a farci completamente dimenticare di sentir parlare un sistema operativo. Samantha, grazie alla bravura della Johansson, non ci appare come un computer ma come un personaggio in carne ed ossa, come se fosse davvero presente sullo schermo.
In Italia la voce di Samantha è di Micaela Ramazzotti che purtroppo, come avviene spesso in fase di doppiaggio, non riesce a replicare la grande performance della Johansson, offrendo tuttavia un risultato gradevole, ma che non riesce ad eliminare la distanza persona-computer, che invece in lingua originale non si riscontra minimamente.

Her è un bellissimo racconto, delicato e allo stesso tempo estremamente sboccato, che mette in luce la morte dell’animo umano a cui stiamo assistendo. Spike Jonze cura ogni minimo particolare, per offrirci un prodotto che possa toccarci dentro, riproducendo fedelmente gli atteggiamenti di Noi esseri umani, facendo sì che ci si senta completamente assuefatti e catapultati all’interno della storia. Non si limita ad essere un film con una bella storia, attori strepitosi e tecnicismi che hanno del maniacale, ma vuole essere un documento di vita, una denuncia del nostro mondo (e modo) di vivere sempre più in simbiosi con la tecnologia. Questo è Her.

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