Chiesa del Varò di Vito Livadia

Una Chiesa del Varò gremita ha accolto ieri sera la presentazione del libro di Vito Livadia, giovane Taorminese di 29 anni appassionato di storia della Città, sull’omonimo edificio e sulla sua Congregazione.
Il nome della Chiesa si deve attribuire alla presenza in essa della pala lignea del pittore messinese Antonio Giuffrè, che operò a Taormina nella seconda metà del 1400, raffigurante la scena della Visitazione di Maria a Santa Elisabetta, rimasta nella Chiesa sino alla Seconda Guerra Mondiale e successivamente trasferita altrove.
Nella parte posteriore dell’edificio sacro e sotto il campanile si registra la presenza di una cripta antichissima, risalente ai primi secoli dell’era Cristiana. Se questa ipotesi venisse confermata, si dovrebbe ritenere la stessa la più antica Chiesa cittadina. L’interno dell’edificio presenta una ricca profusione di stucchi di stile barocco-spagnolo, talmente belli da rendere la Chiesa un vero salotto architettonico.

L’autore oltre ad analizzarne la parte storico-architettonica, si sofferma sugli aspetti etno-antropologici. Non si può ovviamente prescindere da una attenta analisi delle persone che sono state strettamente collegate al monumento nell’arco del tempo, per poterne a pieno comprenderne il significato più intrinseco: la Chiesa della Visitazione, meglio conosciuta come Varò, come l’etimologia catalana chiaramente ci indica, è a tutt’oggi una delle Chiese piú amate della Perla: ciò è confermato dal fatto che ogni anno sono centinaia le coppie di residenti e non che la scelgono per unirsi in matrimonio.
Maria Russotti, Presidente della Congregazione dal 1973 ai giorni nostri afferma: “Se tutto ciò è stato possibile un plauso va a tutte le socie, alle Presidenti succedutesi negli anni e a tutte le collaboratrici che hanno contribuito a preservare e valorizzare questo pezzo di storia di Taormina”.

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