Renzi for all

Rapido come un fulmine, efficace come un colpo ben assestato su una palla di baseball che roteando al di sopra di tutti realizza un home run. Ma la battuta valida con la quale il giocatore può girare tutte le basi, e realizzare un punto magistrale, magari anche di più, se ci sono altri compagni  di squadra già disposti sul diamante, stavolta non è stata perfetta. Qualche compagno c’era in campo, mentre qualcuno si è affacciato prudentemente dall’infermeria, ma il caro Letta è stato addirittura spedito in panchina, con tanti ringraziamenti, mentre l’arbitro assisteva in un finto silenzio, forse, data l’età.

Così è arrivato Renzi sulla poltrona che scotta, perché, di ciò sicuramente bisogna dargli atto, ci vuole un bel coraggio per accomodarsi di questi tempi su quello che è lo scranno più alto dei ruoli istituzionali  di responsabilità, e perciò è anche quello dal quale cadendo ci si fa più male.

La mossa esteticamente perfetta, perché sul piano teorico, era la figura del suo partito che più gli italiani trovavano tollerabile, non è stata altrettanto perfetta dal punto di vista formale, visto che non è accaduto attraverso le elezioni. La cosa non è piaciuta a molti perché così si è avuta la sensazione di non decidere più nulla di quello che è importante in politica.

La successione, se mi è permesso usare il termine, è avvenuta quasi come una volta, sulla scia di esigenze imponderabili, arrivava al potere un tiranno, da non leggere assolutamente in maniera negativa. Personaggi illustri si sono comportati da despoti illuminati, badando alla collettività, pur esercitando da soli un potere straordinario a cui mancava una legittimità politica. Come diceva il grande Cicerone, anche lui discreto rottamatore genetico,  ciò di solito avviene a causa della carenza della «recta ratio imperandi atque prohibendi».

La mancanza cioè di leggi equilibrate, per ordinare e proibire. Un vuoto legislativo che impedisce la gestione equa dello stato sociale. Nello specifico, la presenza di un mare di leggi che non aiutano nella navigazione dell’oceano burocratico, ma tirano verso il fondo.

Nessun colpo di stato , ne golpe o golpettini, sia ben chiaro, ma agli occhi della gente, che non ha bisogno certo dei comunque fantastici discorsi del grande Maurizio Crozza, per capire che siamo un popolo che oscilla perennemente tra la bellezza ed il disastro, appare chiaro che uno dei disastri maggiori è proprio nel nostro sistema elettorale, il quale è il disastro per eccellenza del nostro tipo di democrazia, che è in grado di insegnare al mondo, ma i cui ordinamenti, essendo complessi per la complessità del popolo, si inceppano con estrema facilità quando, al posto di pensare al bene complessivo si mette avanti il proprio meschino interesse.

Ritengo infatti che tra la democrazia e l’aristocrazia passi uno spirito di anarchia che abbraccia entrambi gli ambiti, ed è veramente uno dei caratteri identitari, assieme all’attaccamento alla famiglia, degli italiani. Ciò rappresenta uno dei primi umori da modificare, se si volesse partecipare a questa rinascita, invece di pensare al proprio orticello.

Ci voleva uno scossone dunque, e speriamo che questo ragazzo pieno di energie e di idee si dimostri un tiranno illuminato, uno di quelli che si accomoda sullo scranno veramente nell’interesse della comunità. Sembra capace. Parla con scioltezza di start-up e meet-up, di calcio e di 2.0, e batte il cinque con i bambini.   È istrionico, teatrale, preparato  e indiscutibilmente il suo appeal sulla gente ha messo a tacere alcune diatribe interne al suo partito. Per il momento.

Riuscirà il nostro eroe a ribaltare una delle convinzioni che mi ha passato il grande Prezzolini, cioè che il Italia l’unica cosa stabile è il provvisorio, riuscirà a farlo diventare un paese dove le cose non stanno sempre per accadere, e le soluzioni, come i decreti legge, non vengono solo annunciate e poi messe nel dimenticatoio?

Riuscirà ad allontanare i fantasmi di poteri più o meno occulti, e  più grandi del suo coraggio, di cui già molti lo vedono succube. E soprattutto riuscirà a trovare i fondi per realizzare  tutto ciò e dare sostanza alla pura volontà e al sogno del coraggio per affrontare le tante lobby e le infinite logge, oltre agli interessi strettamente personali di grandi e piccole caste?

A rigor di logica credo che tutti debbano fare il tifo per lui se si dimostrasse veramente il sindaco d’Italia, ma la sua impresa non è da poco, e oltretutto la sua discesa in campo un po’ mi fa tornare alla mente le speranze appuntate su quello che qualche anno fa avrebbe dovuto essere il salvatore, l’imprenditore dell’azienda Italia. Personalmente oltre a fargli gli auguri di realizzare il sogno, spero almeno che il suo passaggio, in stretta collaborazione con l’imprenditore e gli altri, lo porti alla realizzazione di quelle due o tre leggine che possono cambiare le carte dal punto di vista della governabilità.

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