Senato, sì al governo Renzi. Ora tocca alla Camera

Il governo Renzi ha superato lo scoglio del Senato. Il responso è arrivato a tarda notte, questi i numeri: 169 sì e 139 no. Quattro in più ne aveva ottenuti il governo Letta, mentre le previsioni parlavano di 168 sì.

Matteo Renzi evidentemente non ha mai dubitato dell’esito, tanto che ha lasciato l’Aula con ancora le chiamate in corso. E questa mattina, ecco il tweet soddisfatto del neo presidente incaricato: “Ok il Senato, adesso la Camera. Poi si inizia a lavorare sul serio. Domani scuole, lavoratori, imprenditori, sindaci a Treviso. #lavoltabuona”. Poi, ingresso a Montecitorio con tanto di pc con sè: il primo capo del governo a farlo.

Tornando al voto di Palazzo Madama, la maggioranza in Senato si è rivelata la stessa dell’esecutivo precedente: Nuovo Centrodestra, Popolari per l’Italia, Scelta Civica, Autonomie. Nelle fila dell’opposizione, la maggiore apertura sembra essere quella di Forza Italia, disponibile a votare le riforme istituzionali.

Dopo il discorso programmatico, si erano susseguiti i vari interventi dei gruppi parlamentari. Con il MoVimento 5 Stelle ancora in attacco, attraverso le parole del capogruppo Vincenzo Santangelo: “E’ un governo nato sul tradimento”. Ovvero il tradimento di Angelino Alfano ai danni di Silvio Berlusconi e quello di Matteo Renzi nei confronti dell’elettorato del Partito democratico. E ancora, contro Renzi: “I fatti dimostrano che lei è un baro, è un grandissimo bugiardo, è il Vanna Marchi delle istituzioni; dice una cosa e ne fa un’altra”. Poi l’annuncio di una futura mozione di sfiducia nei confronti dei ministri dello Sviluppo, Federica Guidi e del Lavoro, Giuliano Poletti.

Pronta la risposta del capogruppo Pd, Luigi Zanda: “Si è divertito con un intervento povero di contenuti e ricco di insulti diretti anche al presidente della Repubblica. Non mi è piaciuto. Non credo che neanche all’opposizione convenga il disprezzo del Parlamento, delle istituzioni. Lui ha detto che faranno un’opposizione leale, ma la lealtà è un’altra cosa”.

Ora si attende solo il voto alla Camera per dare inizio alla nuova pagina politica.

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