Scontri in Venezuela, sei morti per mano degli uomini di Maduro

Sei morti nell’ultima settimana, quattordici dall’inizio degli scontri. Il Venezuela vive giorni di terrore, nella mani degli uomini del presidente Nicolas Maduro, facenti parte dell’intelligence o di squadracce di civili.

E’ di venerdì un Rapporto di Human Rights Watch che accusa il governo venezuelano di “aver apertamente abbracciato le classiche strategie di un regime autoritario, incarcerando gli oppositori, intimidendo la società civile e mettendo a tacere i mass media”. Sì, perchè i metodi adottati fanno chiaramente pensare a una dittatura di sangue. E lo dimostrano ulteriormente le parole di due fermati, che hanno raccontato di essere stati violentati con la canna dei fucili. Scene raccapriccianti a cui le cento candidate a Miss Venezuela hanno chiesto, attraverso un video, di porre fine. Proprio un ex reginetta (miss Turismo Carabobo), Genesis Carmona, è stata tra le vittime della repressione.

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Nello stato di Tachira, dove il 2 febbraio erano partite le rivolte studentesche, Maduro ha inviato unità di paracadutisti e due aerei da guerra Sukhoi, di fabbricazione russa. Il sindaco della capitale di San Cristobal è stato accusato di “cospirazione golpista in combutta con gruppi paramiltari della Colombia”.

Censura anche per i media. La Cnn statunitense è stata messa a tacere, attraverso l’annullamento delle credenziali del suo corrispondente da Caracas, perchè accusata di “propaganda di guerra fascista”. Oscurata la tv locale “Ntn 24” e limitata la libera informazione anche per “France Press”, per il quotidiano argentino “Clarin” e per il cileno “El Mercurio”. Difficile inoltre far filtrare foto via Twitter.

Il 18 era stato arrestato uno dei leader dell’opposizione, Leopoldo Lopez; mentre per il dirigente del suo partito, Carlos Vecchio, è stato firmato un mandato di cattura. I parlamentari filogovernativi hanno chiesto all’Assemblea Nazionale di spogliare dell’immunità Maria Corina Machado, una deputata colpevole di aver criticato aspramente il governo chavista.

Come riportato dal Rapporto Human Rights Watch, un video del giornale Ultimas Noticias prova che ufficiali di polizia in divisa hanno sparato sui manifestanti il 12 febbraio. Uno di loro, Jonathan Rodriguez, è finito in carcere. Nicolas Maduro si è discolpato dicendo che gli uomini avevano disobbedito al suo ordine di tenersi lontani dagli scontri.

Finora in nessuno dei video che circolano in rete si è individuato anche un solo dimostrante munito di armi. I fermati vengono tenuti in isolamento e spesso picchiati. Ad intimidire gli autori delle proteste, non solo gli uomini dell’intelligence dello stato venezuelano, ma anche squadre armate di civili che si sono schierate al fianco di Maduro. La violenza non accenna a placarsi e si teme che i diritti umani saranno violati ancora a lungo nella Venezuela del dopo Chavez.

 

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