Lapsus linguae. Quando una lingua muore

Una lingua che si estingue è conseguenza di un processo di assimilazione forzata, ad esempio, costringendo le popolazioni locali a parlare la lingua del colonizzatore, o l’acquisizione volontaria di una seconda lingua a scapito della prima, pensiamo le molteplici lingue territoriali in Italia prima della sua Unità e la lingua Italiana dopo.

Una lingua muore quando i locutori scompaiono a causa di un genocidio o una moria (l’Olocausto ha contribuito al declino dello Yiddish). Una lingua talvolta scompare attraverso una graduale evoluzione linguistica: old English > modern English. Un “linguicidio” avviene per un declino naturale delle popolazioni che parlano quella lingua, alcune lingue native americane, per il rifiuto di insegnare quella lingua, gaelico in Scozia, o come accade sempre più spesso perché ha poco probabilità di sopravvivere in un’era digitale, vedi l’islandese, e il latviano.
Le lingue sono minacciate in particolare da forze esterne quali il dominio militare, economico, religioso, culturale e da forze interne quali l’atteggiamento negativo di una popolazione nei confronti della propria lingua. Secondo gli esperti 6.700 sono le lingue che si parlano nel mondo, ma di queste circa la metà sono a rischio di estinzione, tra cui il siciliano, il sardo, il napoletano e circa altre trenta lingue parlate in Italia.

Negli ultimi cinquant’anni sono del tutto spariti oltre 220 idiomi e attualmente ben 199 sono parlati da solo dieci persone. Anche nel nostro Paese sono presenti degli idiomi che corrono un rischio enorme poiché sono conosciuti da meno di duecento persone, come il Croato molisano, l’Occitano delle valli valdesi del Piemonte noto come Gardiol e il Töitschu, il tedesco della Valle d’Aosta. Un grido d’allarme viene dal linguista britannico David Crystal che ha annunciato, in questi giorni, una profezia sconvolgente: “Tempo due secoli sul pianeta si parleranno soltanto tre lingue: cinese, inglese e spagnolo”.

“È chiaro che in questo mondo sempre più globalizzato alla lunga le lingue in grado di imporre un’egemonia avranno il sopravvento” aggiunge Franco Lurà il direttore del Centro di dialettologia e di etnografia. Vi è comunque un barlume di speranza è viene proprio dalla stessa globalizzazione, nonostante, infatti, la scomparsa di alcune lingue la tecnologia diffusa ha un ruolo importante per la loro rinascita. La globalizzazione sta producendo un fenomeno da non sottovalutare: il plurilinguismo. Soprattutto tra le giovani generazioni, e nei Paesi dove il livello di formazione scolastica è in pieno sviluppo, gli studenti parlano un’altra lingua internazionale oltre a quella madre. Senza dimenticare la diffusione inedita, anche delle forme dialettali, che si sta registrando sempre più con la rete e il social network. “Endangered languages“ è il nome dell’ambizioso progetto promosso lo scorso anno da Google per mantenere viva la memoria del passato e sensibilizzare la popolazione mondiale sul problema delle lingue minoritarie in via d’estinzione.

La campagna di sensibilizzazione “Adotta una lingua. Salvi un popolo” è stata ripresa ed è diventata l’idea fondamentale del convegno organizzato dall’UNESCO, il 21 febbraio per la tradizionale giornata internazionale della lingua madre, arrivata alla sua quindicesima edizione. distruzione di una lingua è la distruzione della cultura e della tradizione del popolo che quella lingua parla, promuovere la diversità linguistica e culturale e il multilinguismo è un dovere di tutti, nella convinzione che la diversità linguistica è un patrimonio comune e che la scomparsa di una lingua costituisca un impoverimento per l’intera umanità.

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