I Depeche Mode trionfano a Bologna

“Un’interpretazione anche superiore a quella dell’Olimpico”. “Sono in una forma stratosferica”. Rossella e Raffaele, due fan dei Depeche Mode, non hanno dubbi al riguardo, ma sono davvero in tanti i sostenitori della band ad avere parole di elogio e ad essere soddisfatti delle performance dei propri idoli. Il gruppo inglese sta portando “Delta Machine”, ultima sua fatica, in tour, ed è quasi un anno che si ritrova in posti disparati del mondo. La tournee è partita nel maggio 2013, toccando dapprima i vari stadi per poi passare alle strutture indoor. Europa, America e persino Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti: i Depeche stavolta non si sono fatti mancare proprio nulla. Per l’Italia la più grande predilezione, con Torino, Assago e Bologna dopo Milano e Roma della precedente estate.

E proprio sabato scorso il trio di Basildon ha salutato il popolo italiano in quello che, a detta dei “devoti”, sembra ne sia stato uno dei migliori concerti. Effettivamente i signori inglesi sono apparsi in ottime condizioni. Un Gahan molto tonico si è divertito a stuzzicare le fantasie delle donne presenti all’Unipol e non solo. Movenze sensuali atte a dare risalto alle sue forme migliori. Ritmo spasmodico di alcune parti del corpo e quell’asta perennemente utilizzata in modo eroticamente elegante hanno reso le donne estasiate e aperte ad ogni tipologia di desiderio. La passione che prende vigore nella voce ruvida, sporca, profonda del frontman in molti momenti ha toccato livelli altissimi e si è unita in modo sopraffino alla raffinatezza e grande qualità tecnica delle corde vocali di Gore. Qualcuno si è chiesto il ruolo di Andy Fletcher in questo puzzle così perfetto: in realtà lui rappresenta la firma ultima di un quadro composto da Gore e incorniciato da Gahan. Il trio è inscindibile, guai a separarlo.
L’ultima esibizione, proprio quella di Bologna, ha lasciato esterrefatti. Sold out – come era prevedibile già da un po’- all’Unipol Arena. L’ansia è a mille. L’euforia è ben evidente sui volti e nei pensieri di tutti. Lunga attesa tra file chilometriche. Fa freddo, ma un sole caldo rende tutto più piacevole. Qualche “furbetto” prova ad infilarsi, ma viene subito rispedito al mittente. Tutto si annulla quando si aprono i cancelli. Biglietto controllato, parte la solita corsa per agguantare il posto migliore. Da lì un’altra attesa, ma alle 19,45 puntuali come un orologio partono i Choir of Young Believer, gruppo danese synth pop dai componimenti variegati. New wave scuro e fredda eleganza, quando li ascolti sembrano a tratti riecheggiare l’esoticità vecchio stile di Sade per poi tornare alla modalità originaria fatta di suoni cupi e quasi trascendentali.

Quando l’esibizione termina, tutti sono consapevoli di ciò che sta per accadere. Ore 21,00, la musica disco si abbassa. Le luci si spengono, parte l’intro di Welcome To My World. Urla, applausi e solo Depeche Mode. Raddoppi di voce, la tensione cresce, il pubblico va in stato confusionale.

E’ la volta del ritmo cadenzato di Angel e del vecchio successo Walking In My Shoes. Cosa ti combina Gahan, ammiccando e ancheggiando davanti ad una folla in adorazione. Via la giacca. Via il gilet. Il signor Dave comincia a provocare un turbinio di sensazioni: si lasci libera la via d’uscita per chi soffre di cuore. Si prosegue con Precious e Black Celebration, ma la novità è l’inserimento in scaletta di In Your Room. La sensualità procede a grandi passi fino ad elevarsi con Policy of Truth. Gahan si impadronisce della passerella. Cerca il pubblico, come comincia a cercarlo anche Gore. Fa tenerezza Martin mentre canta Slow e Blue Dress in contatto sempre più stretto con i “devoti”. Dolcezza infinita quando si inginocchia guardando amorevolmente il pubblico quasi fosse una sua creatura. Da Heaven si passa al ritmo pulsante di Behind The Wheel e al remix di A Pain That I’m Used To.

L’Unipol è una bolgia che salta, balla sulle note di A Question of Time. Dave fa scivolare la mano. Si salvi chi può. Enjoy The Silence rimanda all’ordine, ma solo per poco perché Personal Jesus è già pronta per far accelerare il battito cardiaco. Dopo Judas e Halo, arriva dai primordi la briosa Just Can’t Get Enough, che Gahan farà durare più a lungo del previsto incitando i fan ad accompagnarlo nel canto. I Feel You più sensuale che mai torna anche in questo concerto a risvegliare le migliori perversioni, ma è con la spettacolare Never Let Me Down Again che si chiudono le danze. L’immagine dello scuotere delle braccia in sincronia e di Dave a bordo passerella a governare quel “campo di grano” al vento è da brividi.

Mentre i Depeche abbandonano il palco e le luci dell’Unipol si riaccendono, sorge una domanda: è tutto finito, ed ora? In effetti come si riuscirà ad aspettare il prossimo tour dopo aver vissuto tali emozioni? Sono pochi i gruppi capaci di fondere in un unico ambiente più generazioni e di provocare tali sussulti con la propria musica e performance. Come si farà? Distrutti ma felici i ‘devoti’ lasciano Bologna. Guadalupe, una di loro, esclama: “E’ stato troppo bello, ora posso morire in pace”. Il pensiero è universale.

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