UE politiche immigrazione: due pesi e due misure

Negli ultimi giorni sono morti degli altri immigrati nel Canale di Sicilia durante i cosiddetti “viaggi della speranza”, ovvero le traversate con i barconi, principalmente provenienti dalle coste nordafricane: sono così partite le polemiche perché “non si è fatto abbastanza”, ma è realmente così?

L’Italia negli ultimi anni è stata accusata da Bruxelles di non fare abbastanza per questi disperati ed il tutto è stato inoltre enfatizzato da ciò che sarebbe avvenuto all’interno dei CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione), ma su cui ultimamente pare stia emergendo una realtà diversa da quella denunciata in un primo momento.

Il nostro Paese per prestare soccorso a questa povera gente disperata, si spinge anche in acque internazionali, schierando Forze dell’Ordine, Marina Militare e la migliore Protezione Civile al Mondo.

Come mai negli ultimi anni gli sbarchi sulle coste siciliane sono aumentate in maniera esponenziale? Probabilmente perché hanno “funzionato meglio i respingimenti” da parte di altri Paesi UE, leggi “in primis” Malta e Spagna, nella totale indifferenza di Bruxelles.

Nel 2005 l’allora Premier José Luis Rodriguez Zapatero aveva già messo i puntini sulle “i”: “La Spagna non può continuare ad accogliere l’ondata immigratoria della fascia sub-sahariana, in mancanza di un piano sostenibile di aiuti e di coordinamento con Bruxelles e con i Paesi UE“.

La Moncloa, senza che la UE strillasse più di tanto, ordinò alla Guardia Civil di rafforzare i pattugliamenti nelle acque antistanti le coste valenziane e andaluse anche con l’aiuto della Marina Militare. Da Gibilterra alle Canarie fu tracciato un perimetro di mare oltre al quale “las pateras”, le zattere cariche di disperati, non potevano entrare, erano intercettate e gli immigrati ricondotti ai porti di partenza dei Paesi Africani affacciati sull’Atlantico.

Il provvedimento dell’esecutivo Zapatero, di fatto, deviò sostanzialmente verso l’Italia, il flusso migratorio, chiudendo a ghigliottina lo spazio di mare del Mediterraneo occidentale: le carrette del mare disegnarono una nuova e attuale rotta verso Lampedusa e l’Italia che, di lì a breve, si sarebbe trovata in una nuova emergenza immigrati, sotto le pesanti critiche di Bruxelles che, tuttora dopo gli ultimi “presunti abusi” nei CIE, ha continuato a criticare pesantemente la politica di accoglienza delle autorità italiane, minacciando sanzioni, ispettori e ogni genere di strale contro Roma, che mai, a differenza di Madrid, ha adottato una politica di respingimento “alla Spagnola”: navi, manganelli, pistole, mura alte dieci metri con filo spinato elettrificato, cecchini in agguato e persino un sistema di satelliti spia “Spainsat” autorizzato dal Ministero della Difesa Spagnolo dal 2009.

È infatti evidente che l’Europa adotta due pesi e due misure quando si parla d’immigrazione verso la Spagna e l’Italia. La cronaca di questi giorni riporta l’ennesimo spargimento di sangue a Ceuta e Melilla (due enclave sulla costa nordafricana sotto il controllo Spagnolo dal 1668 ndr): 15 morti colpiti dai proiettili di gomma e piombo della “Policia”. La guerriglia tra Polizia di frontiera e clandestini ha mostrato, nuovamente, la fermezza delle autorità Spagnole a non far più passare alcun clandestino. L’episodio più sanguinoso della “Lampedusa iberica” si ebbe nel settembre 2005 quando almeno 5000 africani cercarono di riversarsi nell’enclave Europea e vennero respinti a fucilate. I morti ufficiali furono 5, ma le organizzazioni umanitarie parlano di centinaia di cadaveri: Madrid non hai mai fornito un bilancio definitivo!

Davanti all’ennesimo trattamento violento subito dagli immigrati per mano delle autorità Spagnole, è imbarazzante il silenzio della UE. Venerdì il Commissario Europeo per gli Affari Interni, Cecilia Malmström, sei giorni dopo la tragedia, ha espresso solo su Twitter la sua “preoccupazione”, per le azioni compiute dalle autorità di Ceuta, aggiungendo che: “Mi aspetto chiarimenti da parte delle autorità Spagnole“. Un monito piuttosto deboluccio, se consideriamo l’enorme quantitativo di fango che da mesi ricopre la gestione dell’emergenza immigrati da parte delle autorità Italiane!

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