Liberalizzazione delle droghe leggere

Secondo le stime, sarebbero circa 10mila i detenuti nelle carceri italiane per procedimenti connessi allo spaccio di droga, di cui il 40% per reati relativi a droghe leggere. Attualmente, dopo la decisione della Corte Costituzionale di bocciare la legge Fini-Giovanardi perché illegittima, questi detenuti potrebbero richiedere la riapertura del processo per verificare se il loro reato può essere classificato come riconducibile  alle droghe leggere o al piccolo spaccio.

Non solo, le pene detentive per droga sono state considerevolmente ridotte e con buona probabilità gran parte dei detenuti potrebbe avere già scontato la propria pena: la conseguente scarcerazione di massa sembra andare di pari passo con il decreto svuota-carceri appena convertito dal Senato in legge.

La Fini-Giovanardi, in breve, equiparava le droghe leggere a quelle pesanti, senza alcuna distinzione. L’istanza di incostituzionalità è stata sollevata sulla base di diversi casi giudiziari, tra cui probabilmente anche l’ultimo caso di cronaca osservato nel messinese, dove una sentenza della Cassazione ha assolto con formula piena due donne trovate in possesso di tre piantine di marijuana nella propria abitazione.

L’illegittimità della Legge 21 febbraio 2006, n. 49 (la Fini-Giovanardi), è stata determinata anche dal fatto che nella legge di conversione del decreto erano stati inseriti molti emendamenti estranei all’oggetto e alle finalità del testo di partenza, con particolare riferimento a quelli relativi alle Olimpiadi invernali di Torino.

Con la bocciatura di questa legge, torna in vigore la precedente Iervolino-Vassalli (1990) come modificata dal referendum del 1993:  cambiano notevolmente le pene tornando a un minimo di 2 a un massimo di 6 anni di carcere, contro i 20 anni della Fini-Giovanardi; è inoltre abolito il carcere per chi fa uso personale di sostanze stupefacenti. Ma sono occorsi ben 8 anni perché si arrivasse alla conclusione secondo cui le differenti varietà della cannabis, come anche l’hashish, debbano essere considerate droghe leggere, ed essere ben distinte da cocaina ed eroina, considerate invece pesanti.

Questa decisione della Consulta, com’era prevedibile, ha diviso il mondo politico poiché stravolge l’intero sistema penale. Secondo il centrodestra, la decisione di bocciare la legge sulle droghe è ingiustificata e demolitrice: Giovanardi ha accusato la Corte Costituzionale di aver avuto la pretesa di  “scavalcare” il Parlamento; Gasparri parla di smantellamento di un impianto normativo che aveva prodotto ottimi risultati soprattutto dal punto di vista delle prevenzione. Il PD approva, e promette una serie di riforme in materia di droga e tossicodipendenza. I Radicali, invece, si dichiarano soddisfatti anche se il segretario del partito, Rita Bernardini, ha voluto sottolineare duramente i danni provocati da una legge che per anni ha causato soltanto la sofferenza di decine di migliaia di persone.

Soddisfatti anche i sostenitori della legalizzazione delle droghe leggere che considerano il proibizionismo un enorme fallimento e un crimine che ingigantisce il commercio illegale al solo vantaggio della criminalità organizzata.

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