Crotone, terra avvelenata

Digitare il nome della città di Crotone all’interno del più conosciuto motore di ricerca, oggi, significa leggere la parola veleni molte volte e molte di queste volte si parla di quei veleni come qualcosa di nuovo, scoperti quasi per caso anche grazie alla iniziativa di una trasmissione televisiva di qualche giorno fa: ma, in realtà, non c’è nessuno scoop, nessuna triste novità, niente che non si sapesse, nulla che i cittadini crotonesi non sapessero ma quasi nulla di chiaro è stato detto, fino ad ora. Quindi è necessario, dati alla mano e penna al cuore, fare un po’ di chiarezza.
Crotone è avvelenata, registra un’incidenza di tumori – pur in assenza di registro – che supera il 15-20% della media italiana come ci informa il progetto Sentieri secondo cui tali eccessi, soprattutto per quanto concerne i tumori polmonari – compresi quelli da amianto – e pancreatici, sarebbero riconducibili alle attività dell’ex area industriale.
Ne parliamo con Vincenzo Voce, ingegnere chimico e cittadino crotonese, per tentare di fare quella chiarezza a cui si accennava.
La strage ambientale più dannosa è stata causata dalle tre realtà industriali della zona sul finire degli anni 20’ tra cui lo stabilimento “ex – Pertusola” che, per circa 70 anni, ha prodotto zinco e acido solforico a partire dalla blenda, un minerale costituito da solfuro di zinco. I residui della lavorazione diventavano i cosiddetti ferriti di zinco che possedevano concentrazioni elevate di metalli pesanti, in forma molto solubile. Questi ferriti, a partire dal 1972, sono stati trattati in un nuovo reparto dello stabilimento (cubilot) per recuperare metalli pregiati e inertizzare i residui pericolosi.
Da questo trattamento si creava, sotto forma di residuo, la scoria cubilot.
Con la scoria cubilot è stato formulato il C.I.C. (Conglomerato Idraulico Catalizzato) utilizzato, poi, per realizzare diverse pavimentazioni in alcuni siti urbani, comprese quelle di alcune scuole. Si tenga conto che la scoria cubilot è stata considerata – entro certi parametri chimici – riutilizzabile dal decreto Ronchi nel 1997.

Il processo “Black mountains” parte, ovviamente, dall’ipotesi del disastro ambientale e ventitrè siti sono stati sequestrati a seguito di indagine della Procura di Crotone mentre il sindaco dispone la chiusura delle scuole a rischio. L’Istituto Tecnico Commerciale “Lucifero” diventa inagibile per oltre due mesi mentre la Provincia di Crotone incarica un consulente per le relative perizie che decide di ricoprire il piazzale con una resina speciale, spendendo molti soldi. La scuola elementare “Alcmeone” (zona a presunto rischio), viene spostata in alcuni uffici privati con un relativo costo di parecchie decine di migliaia di euro.
Il 27 giugno del 2013 la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto dalla Procura della Repubblica di Crotone contro la sentenza con la quale il gup, nell’ottobre dello scorso anno, ha prosciolto tutti i 45 imputati dai reati di disastro ambientale e avvelenamento delle acque.
Uno degli aspetti più complicati del processo è stato quello relativo alla presunta contaminazione dei ragazzi frequentanti le scuole costruite con le scorie. Secondo gli studi dell’ingegnere Voce, non esiste correlazione: “infatti, nella relazione peritale del consulente della Procura della Repubblica, non è stato messo in risalto l’aspetto, non di poca importanza, secondo il quale se è vero che i valori sierologici dei metalli pesanti riscontrati nei ragazzi frequentanti le scuole con le scorie risultavano superiori a quelli dei ragazzi frequentanti scuole senza scorie, nel caso dei valori urinari, avveniva esattamente l’opposto cioè risultava elevata la presenza dei metalli pesanti nei ragazzi che frequentavano le scuole senza scorie.” Come può spiegarsi, allora, la presenza maggiore di cadmio, piombo, nichel e arsenico anche in quelle scuole considerate sane?
Voce non ha dubbi: “non esiste correlazione tra scorie e presunta contaminazione ma esiste correlazione tra un territorio che è largamente avvelenato senza distinguo dove, spesso, è facile creare falsi allarmi per non discutere dei veri pericoli”.
“Si consideri – prosegue Voce – che quando si parla di contaminazione da metalli pesanti nei soggetti esposti, i livelli di tale contaminazione devono essere molto elevati. Per intenderci, il valore del cadmio riscontrato nel sangue di un operaio delle fabbriche crotonesi morto di tumore polmonare cadmio-specifico era pari a 10,4 microgrammi/g-creatinina a fronte di un range di tollerabilità pari a 7,00 microgrammi e ai giorni nostri diventato 2,00 microgrammi. In questo caso si può parlare di vero e proprio avvelenamento.”

Nel sito di “ex-Pertusola”, oggi, giace una bomba atomica e chimica. Nell’ambito del processo “Black mountains” il consulente incaricato dalla Procura ha accertato che sul sito di “ex-Pertusola” sono “state interrate scorie industriali riconducibili anche ai pericolosissimi ferriti di zinco.”
In base all’attuale progetto di bonifica presentato da Syndial ( ENI ) solo su 5 ettari – per un totale di 48,5 – è prevista la fitorimediazione con un tempo stimato per il “risanamento” pari a 10 anni. Voce ne ha stimati 4000 di anni. C’è un po’ di differenza. Sono solo numeri? L’ingegnere dice di no. “La fitorimediazione è una tecnica green – si può dire – ma non efficace per quei 5 ettari che possiedono una contaminazione talmente elevata di cadmio, piombo e arsenico che non può essere fitorimediata in soli 10 anni. Ritengo siano necessari almeno 4000 anni e ho stimato questo tempo sulla base dei primi dati sperimentali che Syndial ha comunicato in Commissione Ambiente nel 2012. Per gli altri 6,5 ettari è stata prevista una tecnica di rimediazione elettrocinetica – EKRT – ma quest’ultima non riuscirà a bonificare l’arsenico contenuto nei terreni perchè mentre tutti i metalli vengono mobilitati in ambiente acido per l’arsenico occorrerebbe un ambiente alcalino.”
E sui restanti 37 ettari non faranno nulla? “E’ prevista una messa in sicurezza permanente ossia resteranno lì senza essere realmente rimossi” prosegue Voce. Secondo quale logica sul sito Pertusola verranno bonificati solo 11, 5 ettari su 48,5 e i restanti verranno soltanto tombati?

I veri veleni che Syndial lascerà, ci informa Voce, in base ai dati di caratterizzazione ufficiali provenienti dal sito di “ex- Pertusola” ed eseguiti nel 2000 e nel 2006, rispettivamente, dal Consorzio BASI e Fisiaitalimpianti sono tutti in queste cifre: 420mila kg di cadmio, 250 mila kg di arsenico e 4,2 milioni di kg di piombo.
Ma una bonifica, a Crotone, esiste.
E’ quella che a breve si farà con finanziamenti pubblici e relativa alla zona archeologica della città anche se il 36% di questa area risulta non contaminata e un altro 36% è solo potenzialmente contaminato da zinco.
Se, in fase di progettazione, fosse stata effettuata l’analisi di rischio sito – specifica, come prevista dal decreto 152/2006, anche l’area potenzialmente contaminata risulterebbe da non bonificare.

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