Rosario Crocetta

PALERMO – Crocetta prende una “batosta” dietro l’altra! Avevamo appena annunciato che il Governatore aveva subito una sonora bocciatura all’Ars, che neanche un giorno dopo spunta un’ennesima grana: a scrutinio segreto con 39 Si e 37 No, col parere contrario del Governo, è stato approvato un emendamento all’articolo 2 a firma del M5s, istitutivo del referendum sulla costituzione dei liberi consorzi.

È stata bagarre: non è una bomba come quella di martedì, che in sostanza ha mutilato le Città Metropolitane, ma è pur sempre un segnale di malessere e che demolisce l’impianto del Ddl. L’esito di questa votazione ha provocato parecchio nervosismo fino a provocare un “qui pro quo” tra il Governatore, che ha inveito contro il Parlamento Regionale e il Presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone che lo ha difeso. I punti di maggior frizione, anche nell’ambito della maggioranza, sono il metodo di elezione dei Consorzi e dei relativi Presidenti e le bocciate (a scrutinio segreto) Città Metropolitane. Su questi due punti le opposizioni insistono e nella maggioranza non c’è accordo. L’emendamento firmato da Alloro, Barbagallo, Marziano e Rinaldo è il “5govr11” e così recita: “Il Presidente del Libero Consorzio di comuni è eletto direttamente dai cittadini. È eletto Presidente il candidato che ottiene il 50% più 1 dei voti validi”.

Il Governatore Crocetta, nonostante tutto è deciso a tirare dritto: “Se qualcuno pensa di potermi fare cambiare idea trincerandosi dietro il segreto dell’urna sbaglia di grosso, io non arretro di un solo millimetro e porterò avanti le riforme. Se pensa di giocare allo sfascio e che Io debba subire questo sfascio, sappia che sta facendo male, anzi molto male i suoi calcoli. Sono pronto a ogni sfida“. Un messaggio lanciato soprattutto alla maggioranza. Intanto, l’ex deputato del Pid, Rudy Maira, nella sua qualità di avvocato, ha presentato un atto stragiudiziale, diffida e messa in mora al Presidente della Regione e all’Assessore alle Autonomie Locali e per conoscenza anche al Commissario dello Stato, intimando di revocare la nomina del Commissario Straordinario della Provincia di Caltanissetta e di indire i comizi elettorali: ciò ovviamente vale anche per le altre Province.

Nel frattempo il Presidente Confcommercio Rete Imprese Sicilia e Vicepresidente Nazionale Piero Agen ci va giù duro: “Crocetta non ha mantenuto una sola promessa, manco una. Leggo che ieri ha parlato anche dei suoi gusti sessuali. Fatti suoi, ma mi pare che non abbia mantenuto neanche la promessa fatta di castità se fosse stato eletto“.

Il Presidente Nazionale di Confcommercio, Sangalli, ha detto che se non si svolta subito potremmo essere in Italia alla vigilia della rivolta sociale: “figuriamoci in Sicilia! Già qua è tutto peggio, molto peggio. Perché se commercio, turismo, trasporti e artigianato rappresentano in Italia il 64% del PIL, la Sicilia, che non ha grandi industrie, poggia quasi tutta la sua resistenza su questi comparti. Abbandonati. Inutilmente abbiamo cercato il dialogo con il Governo Regionale. Ma, del resto, con che Governo, visto che perde una battaglia al giorno, non ha maggioranza, procede a tentoni, quando e se procede. Non c’è più tempo adesso. Per questo se Crocetta non ha la forza di voltare pagina, se non ha una maggioranza unita e un progetto chiaro e non ci pare ce l’abbia, allora non restano che due strade: o il voto o il Commissariamento. Non c’è altra via d’uscita“.

Altrettanto amare le considerazioni della Cesi (Conferenza Episcopale Siciliana), che in un documento scrive: “Alle promesse e ai proclami volti a sostenere i tanti poveri nella nostra Regione, sono seguite scelte assolutamente parziali e insufficienti, se non contraddittorie, che mostrano una grave insensibilità verso il tema delle nuove e vecchie povertà, purtroppo in costante aumento…

Il Governo Regionale ha ritenuto, ancora, di dovere contraddistinguere una generica estensione dei diversi benefici previsti dalla legislazione regionale a favore della famiglia anche alle coppie di fatto purché registrate in appositi registri delle unioni civili eventualmente istituiti dai Comuni. Una iniziativa ideologica accompagnata da una disarmante approssimazione giuridica, peraltro rilevata dallo stesso Commissario dello Stato.

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