Rosario Crocetta

PALERMO – Débâcle su tutta la linea: così si può riassumere l’azione di governo del “paladino antimafia” e che dell’omosessualità aveva fatto la sua bandiera. Certamente tra le riforme più “annunciate” e ripeto solo “annunciate”, anche negli “accondiscendenti salotti televisivi romani”, ma mai attuate da un Governatore, abituato a parlare per slogan, ma che in realtà non ha mai avuto la forza dei numeri, né la capacità di convincere la “disomogenea, ballerina e di fatto inesistente maggioranza” che fin qui lo aveva sostenuto, vi è quella delle Province. Da qualche giorno le stesse sono di fatto senza guida e si è reso necessario prorogarne il commissariamento sino al mese di giugno, anche se sulla legittimità di questo atto molti nutrono seri dubbi.

Il governo è stato battuto in aula con un voto segreto: cancellate dalla riforma delle Province le Città Metropolitane che sarebbero dovute nascere nelle aree di Palermo, Catania e Messina, ed avrebbero affiancato i Liberi Consorzi di Comuni. È infatti passato con voto segreto un emendamento di Forza Italia, primo firmatario Marco Falcone, che sopprime una delle parti principali della legge voluta dal governo: a votare a favore della soppressione 40 deputati su 74 presenti in aula. A conti fatti, nel segreto dell’urna, avrebbero votato contro la riforma fra i 10 ed i 16 deputati della maggioranza, dunque un consistente numero di franchi tiratori. Ma la giunta di governo, riunitasi prima della seduta d’aula, non si è limitata a varare il discusso provvedimento ma si prepara a sollevare un conflitto di competenze con lo Stato: “La Regione-dice l’assessore alle autonomie locali Patrizia Valenti-farà ricorso contro alcune norme dell’ultima finanziaria nazionale perché contengono misure incostituzionali, che di fatto ci tolgono risorse”.

Un conflitto che rischia di essere un nuovo motivo di stop alla finanziaria bis e dunque di nuove polemiche. Le disposizioni di cui si sospetta l’illegittimità, secondo il parere dell’ufficio legislativo della Regione Siciliana, sono 49, tutte contenute nel primo articolo della Finanziaria Nazionale. Crocetta è “ancora convinto” che la riforma delle Province si possa salvare, nonostante il governo sia andato sotto per l’ennesima volta. Molto più realistica e di tutt’altro avviso l’autorevole opinione del Presidente dell’ARS Giovanni Ardizzone: “È un pasticcio”! Il pasticcio è stato fatto e per l’ennesima volta la maggioranza ne esce con le ossa rotte. Una maggioranza che non c’è e che non perde occasione per dimostrarlo ad ogni voto segreto, ad ogni occasione per far pesare la tanto bistrattata aula di Sala d’Ercole. Sono in tanti, infatti, troppi, i deputati che non si sentono tenuti nella giusta considerazione dal Presidente e dal governo: un governo che non ascolta nessuno, che non si confronta e che tira avanti salvo poi inciampare, sistematicamente, in queste bocciature che non sono solo frutto del lavoro dell’opposizione che si limita ad insinuarsi negli spazi che la maggioranza continua ad offrire ed a sottolinearne le contraddizioni.

Crocetta farà oggi il suo ennesimo sermone agli alleati: “O così o tutti a casa”! Dai suoi pretende che la riforma passi e che la votino, senza se e senza ma, come è uscita dal suo studio a prescindere da cosa c’è scritto, dalla legittimità della nuova proroga dei commissari, dall’idea del Commissario dello Stato, dagli attacchi dell’opposizione, dalle proteste di dipendenti e lavoratori e così via. Ma la riforma delle Province è, si importante, ma è soltanto uno dei temi di queste ore, di questi giorni. Il vero grande tema del quale tutti sembrano dimenticarsi è la Finanziaria bis. C’è chi dice che si accelera, chi parla di trattative ed incontri con il Commissario dello Stato, ma di fatto non c’è ancora traccia del documento che dovrebbe salvare i conti della Regione e permettere il pagamento degli stipendi di oltre 26.000 lavoratori delle aziende controllate dalla Regione. Legato a doppia mandata alla Finanziaria bis c’è anche il rimpasto o il ri-aggiustamento, come lo chiama Crocetta. Un aggiustamento che dovrà riguardare almeno un terzo della sua giunta: almeno 4 assessori. Ma la “coperta è sempre troppo corta” e i conti degli assessorati non tornano: Crocetta prevede di darne uno ai partiti minori, uno al “Megafono”, uno a Drs e Articolo 4, ma su questo fronte appare difficile che i così detti piccoli si accontentino! La Federazione della quale tanto si parla, infatti, non è mai nata e non nascerà in cinque minuti.

Troppi i distinguo e troppi i deputati che si considerano già Leader di una cosa che ancora non c’è…! La Sicilia quindi naviga a vista in acque agitate, con al comando uno Schettino (Crocetta), che non vuole usare gli strumenti di bordo: qualcuno già cerca le scialuppe di salvataggio! Ma da questa nave non si può scendere se non prima la stessa naufragherà sugli scogli e comunque dopo che che sarà “sceso il Capitano”…!

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