In Fuga dall'Italia

Secondo l’Istat tra il 2011 e 2012, 68 mila italiani hanno lasciato il Paese in modo più o meno definitivo. Non si tratta solo di giovani laureati e diplomati in cerca di prima occupazione né di emigrati tradizionali, manodopera adulta, bensì di una categoria particolare d’italiani: professionisti, ricchi pensionati, imprenditori di piccole e medie imprese.
Insomma, i ricchi che espatriano e i motivi per cui lo fanno sono noti: pressione fiscale alle stelle, burocrazia amministrativa troppo lenta, inaffidabilità istituzionale, futuro incerto, paura di finire come la Grecia. Da secoli i ricchi spostano i propri capitali, imboscandoli in banche più sicure o mettendoli al sicuro da tagli e controlli fiscali ma il fenomeno italiano degli ultimi due, tre anni è qualcosa di diverso si parla di ben 235 miliardi di euro investiti in altri paesi europei ed extra-europei, il 15% del nostro Pil.
Non solo fuga di capitali ma anche di redditi. Il primo paese a cui gli italiani si rivolge è la Svizzera, dove molti contribuenti nostrani che avevano già i patrimoni conservati nelle banche elvetiche si trasferiscono definitivamente. Diversa la scelta degli italiani dai redditi medi alti verso le Canarie dove si pagano molto meno tasse e la vita è meno cara che in Italia. Ancora diversa la situazione di chi sceglie la Costa Rica dove i redditi provenienti dall’estero – è il caso degli assegni dell’Inps – non sono tassati. E questo rende la Repubblica dell’America centrale, una meta molto interessante per i nostri pensionati.

Albania, Romania, Croazia, Bulgaria e da poco anche Turchia sono le mete invece per le nostre piccole e medie imprese: il motivo principale per cui un imprenditore italiano decide di delocalizzare la sua azienda è quello dell’abbattimento dei costi di produzione, a questo si aggiunge poi il costo più basso di manodopera e i regimi fiscali sulle imprese molto più convenienti rispetto a quelli italiani. Si sono addirittura diffuse vere e proprie agenzie e fiduciarie che organizzano l’espatrio, disbrigando tutte le pratiche necessarie. Attenzione non tutte sono affidabili.
Ad andarsene quindi non solo i giovani migliori e braccia “forti” ma anche pensionati che all’estero vivono più dignitosamente, manager, dirigenti e imprenditori che insieme al capitale portano fuori tutta la loro esistenza. Se da un lato la crisi economica ha spinto a fare le valigie a sempre più italiani dall’altro lato ha frenato l’immigrazione: tra il 2011 e il 2012 si è andati vicini alla crescita zero, – 9,1% di presenze in meno del biennio precedente.
L’Italia è diventata sempre più solo un paese di transito migratorio con tutti i problemi purtroppo che comporta questo e le tante, troppe risposte inadeguate e disumane dei centri di accoglienza. Sarebbe a dir poco opportuno riflettere e comprendere cosa comporti questo crescente esodo, principalmente umano e secondariamente economico, in confronto al diminuire dell’immigrazione per società italiana? Povertà e declino sono la mia risposta.

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