Matteo Renzi

E’ ufficiale: Giorgio Napolitano ha conferito l’incarico di governo a Matteo Renzi. L’annuncio è arrivato dopo oltre un’ora e mezza di incontro fra il presidente della Repubblica e il segretario del Partito democratico. Quest’ultimo ha accettato con riserva, come da prassi istituzionale, comunicando: “Ho bisogno ancora di qualche giorno”. Nessuna parola quindi sui Ministri.

Il neo incaricato Renzi ha parlato di un progetto di  “allungamento della prospettiva politica di questa legislatura” e di “attenzione ai contenuti e alle scelte”.  In particolare, ha chiarito i punti che porterà avanti l’esecutivo: “Entro febbraio riforme costituzionali ed elettorali, entro marzo lavoro, ad aprile riforma della Pubblica Amministrazione, a maggio Riforma del fisco”. “Partire dall’emergenza dell’occupazione e della disperazione”, questo l’aspetto che sta più a cuore al segretario Pd.

Fra i partiti, reazioni diverse. All’ingresso di Renzi al Colle, Fratelli d’Italia aveva messo in atto una contestazione guidata da Giorgia Meloni al grido “Elezioni subito”. A sinistra, molti potrebbero decidere di non supportare un governo con Angelino Alfano e il Nuovo centrodestra. Pippo Civati, avversario del segretario alle Primarie Pd, ha infatti dichiarato: “Se ho rotto con Matteo è perché non voglio Alfano. Non so se voterò la fiducia, anche altri parlamentari la pensano come me”. “Parliamo di programma, di punti condivisi e poi di governo”, ha puntualizzato invece Schifani (Ncd), che ha tenuto a scrollare di dosso al suo partito il ruolo di “stampella della sinistra” attribuitogli dal leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi. Se il voto positivo alla Camera appare più scontato, per il Senato ci sarebbe qualche dubbio.

L’iter delle prossime ore prevede l’incontro con i presidenti di Camera e Senato, Renzi sarà poi a Firenze per riunire per l’ultima volta il consiglio comunale e da domani procederà alle consultazioni. Il presidente Napolitano gli ha dato due giorni di tempo per portare al Colle un’idea almeno vaga del suo esecutivo.

Intanto i mercati, come accadde per Enrico Letta, sembrano reagire positivamente all’avvicendamento. Lo spread fra Btp decennali e omologhi tedeschi è a quota 197 e il rendimento del decennale arretra a 3,65 per cento.

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