Montecassino, 70 anni di perché

Ricorre oggi, il settantesimo anniversario della battaglia di Montecassino. Dopo aver tentato inutilmente un attacco da terra, gli Alleati decisero di bombardare l’abbazia, erroneamente convinti che i Tedeschi, radunatisi sul promontorio Laziale, perché quel luogo costituiva il perno della linea Gustav Hitleriana, avessero occupato militarmente l’edificio religioso.

Il bombardamento iniziò la mattina del 15 febbraio 1944 e ben 142 bombardieri pesanti e 114 bombardieri medi rasero al suolo l’abbazia. Nel corso di questo trovarono la morte numerosi civili che avevano trovato rifugio all’interno dell’edificio, mentre all’esterno furono uccisi dalle bombe diversi soldati Tedeschi e quaranta soldati della divisione indiana.
Al bombardamento partecipò il soldato Walter M.Miller, futuro scrittore, che proprio da questa sua esperienza trasse l’ispirazione per la sua opera più importante: “Un cantico per Leibowitz”.

Per merito dell’allora arciabate Gregorio Diamare e del Colonnello Julius Schlegel, della Divisione corazzata Hermann Göring, l’archivio ed i più preziosi documenti bibliografici furono posti in salvo. La ricostruzione, iniziata subito dopo la fine della guerra, ha mirato ad una riproduzione esatta delle architetture distrutte. Benedetto XVI si è recato in visita a Montecassino il 24 maggio 2009, nel sessantacinquesimo anniversario della distruzione dell’abbazia. Il Pontefice (che al momento della sua elezione sul trono di Pietro aveva scelto il proprio nome anche ispirandosi alla figura di San Benedetto da Norcia) ha pregato sulla tomba del Santo,ricordandone l’importanza nella formazione culturale Europea.
Vi è inoltre il ruolo di Roosevelt e Churchill, per anni rimasto nell’ ombra di una decisione che si riteneva presa solo a livello militare. La questione non è di poco conto, se si considera che l’attacco all’abbazia provocò migliaia di vittime e la distruzione di uno dei gioielli della cristianità e della cultura italiana, rivelandosi per di più un fallimento, dal momento che gli Alleati riuscirono a espugnare la zona solo dopo altri tre mesi di combattimenti:quella decisione si rivelò un boomerang militare per gli Alleati e un successo propagandistico e bellico per i Tedeschi: il mancato esito delle bombe provocò imbarazzo e bugie.

Un tema delicato è anche quello del ruolo di Pio XII. Prima delle bombe, la Santa Sede si impegnò molto con la diplomazia dei telegrammi per salvare Montecassino. Dopo la distruzione il Papa non protestò subito e forte.Secondo Padre Gumpel, relatore della causa di beatificazione di Pio XII, il Papa riteneva che qualunque cosa avesse detto sarebbe sembrata di parte. Una presa di posizione netta avrebbe provocato la reazione dei Tedeschi o quella degli Alleati e ciò avrebbe reso piú difficile la salvezza di Roma. Prima e dopo Montecassino, si è combattuta anche una straordinaria guerra mediatica, psicologica e diplomatica. Tra gli alleati la discussione verteva sul contrasto tra le vite e le pietre: valeva più salvare una vita o un monumento? Questa questione, che allora fece scalpore, è rimasta di grande attualità.

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