Berlusconi Vivo Morto o X

Impeachment sì, impeachment no. In questi giorni si è dibattuto, battuto, accusato, ricusato, com’è nella (normale?) consuetudine a cui siamo abituati, sulla faccenda del presunto pre-incarico e del suo artefice, poco o troppo “accorto”, diciamo così, Giorgio Napolitano.

Il caso, sebbene si sia concluso (forse) con l’archiviazione votata dal Comitato parlamentare per la messa in stato d’accusa, ha di fatto aperto il vaso di Pandora, nonostante questo fosse già irrimediabilmente scoperchiato.
Non è nelle intenzioni di chi scrive congetturare ancora su quanto accadde nel periodo di massima crisi, quando, cioè, il differenziale tra Bund tedeschi e Btp era un incubo giornaliero o, meglio, lo sarebbe diventato di lì a poco, ovvero quando, secondo la ricostruzione di Friedman, l’oltre ottuagenario presidente della nostra Repubblica sondò il terreno montiano. Le chiavi di lettura di questo “fumoso” gesto possono essere solo due, strettamente connesse alla posizione che si vuol (o deve) tenere: la lungimiranza o il complotto. Vivo o morto (Berlusconi).

Morto. Per comodità partiremo dalla seconda ipotesi, cioè dalla “trama” ordita nei confronti dell’allora presidente del Consiglio, un autentico “trappolone” secondo i denunciatori, architettato a tavolino per spodestare l’esecutivo in carica quando ancora si “disponeva comunque di una maggioranza parlamentare”, Fitto dixit. In realtà, in un frangente delicatissimo in cui il Cavaliere, vittima (felice) del suo personalismo, appariva sempre meno gradito alle cancellerie estere, sempre più additato dalle alte sfere economiche internazionali come l’aggravante di una crisi pericolosa che avrebbe inginocchiato l’Italia accanto ai cugini greci, sarebbe stato quasi “illogico” non ponderare con largo anticipo un sicuro cambio al vertice. Sbarazzarsi di Silvio dunque? Sì, morto, o meglio, ammazzato un papa se ne fa subito un altro. E al di là delle competenze e della compostezza morale di cui c’era bisogno, la scelta, anzi, il prescelto (Monti) necessitava di adeguate “istruzioni per l’uso”.
Che questo sia stato un complotto? Certamente, ma a danno degli italiani privati del diritto di scegliere chi porre alla guida del Governo, costretti, loro malgrado, ad accettare (e con quali lecite modalità?), per Giorgio volere, l’austerità montiana e il conseguente inasprimento fiscale che ne è seguito.

Vivo. Nel primo caso, invece, dovremmo riconoscere essenzialmente la saggia mossa di un Capo dello Stato preoccupato solo di tirare il Paese fuori dal baratro del default, di salvaguardare da nuove disastrose elezioni che avrebbero dato segnale d’instabilità politica.

E arrecato danni a tutti. Anche a Silvio. Siamo, infatti, proprio sicuri che se si fosse andati alle urne con questa legge elettorale il favorito sarebbe stato comunque il Cavaliere? E che la scelta di ingaggiare Monti sia stata dettata sia dalla necessità di “chiudere un ventennio berlusconiano tutto da dimenticare” che dall’emergenza di un quadro congiunturale negativo?

Riflettiamo un attimo. Quello non era certo il periodo migliore per Berlusconi, con una popolarità in declino, pluriprocessato, scandalo – dipendente, canzonato a più riprese dai leader mondiali, non avrebbe avuto uno straccio di possibilità di vittoria e, forse, sarebbe stato “politicamente” sconfitto. La pausa Monti a Palazzo, rigenerante, gli ha invece permesso di riaffiorare, più forte, in prossimità delle elezioni.

X. Il mai – morto, anzi, il non morto. Il risuscitato. Oggi il Cavaliere è ancora leader, tratta con Renzi, patteggia, gioca di tattica sulla prossima legge elettorale nell’intento di tornare al governo, accoglie l’anima vaga e incolore di Casini nel centrodestra. E veste i panni di vittima di un complotto che balza fuori, solo ora. Strane coincidenze.
L’affidamento ai servizi sociali, non è più necessario. La politica lo ha già riabilitato.

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