Casinò a Taormina

L’Assemblea regionale siciliana ha approvato il disegno di legge-voto per l’apertura di due casinò in Sicilia, uno a Taormina e l’altro a Palermo.

Si apre uno spiraglio affinché tornino nuovamente a girare le palline delle roulette in Sicilia: non ci illudiamo, perché da decenni ne abbiamo “visto e sentito troppe a riguardo”, ma il momento è senz’altro favorevole per una serie di fattori, non ultima la presenza alla guida del Viminale di un Agrigentino.

Ieri l’ARS ha esitato favorevolmente il disegno di legge, primo firmatario Lino Leanza di Articolo 4, che insieme al collega di Partito, il Messinese Pippo Currenti e al Palermitano Totò Lentini hanno portato avanti l’iniziativa che potrebbe rivelarsi determinante per sbloccare uno stallo che oramai va avanti da decenni: 39 i voti favorevoli, 4 gli astenuti e 12 i contrari (M5S).

Mi chiedo come si possa essere contrari ai Casinò o ad opere infrastrutturali di fondamentale importanza per l’isola, come il Ponte sullo Stretto di Messina: chi non supporta iniziative che risultano essere un sorprendente volano di sviluppo socio-economico, non è degno di rappresentare i Siciliani! Dice a riguardo la pentastellata Claudia La Rocca: “Ecco il modo in cui la la politica siciliana pensa di fare turismo“. Semplicemente ridicolo: oggi le case da gioco sono presenti su qualunque nave da crociera e risultano essere indispensabili in qualsivoglia cittadina turistica che voglia definirsi tale. Gli Arabi stanno trattando l’acquisto e la successiva ristrutturazione di alcune prestigiose strutture ricettive, anche nella Perla: come potremo convincerli ad investire in Sicilia, con una burocrazia talmente farraginosa, che dopo decenni non riesce nemmeno a rilasciare un’autorizzazione che in altri Paesi oggigiorno risulta essere una semplice”formalità”. Il disegno di legge esitato dalle commissioni di Palazzo dei Normanni, prevede l’apertura di due case da gioco una a Palermo e l’altra a Taormina. Proprio Taormina risulta avere a riguardo una storia”piuttosto lunga e complessa”: come si ricorderà le roulette girarono a Villa “Mon Repos” (poi “Tout Va”) dal 1963 al 65, grazie al Cav. Domenico Guarnaschelli, che era in possesso di una licenza per gestire una casa da gioco su territorio Libico (Tripoli) in tempo di guerra, sfruttò una norma che autorizzava i titolari di una licenza nelle Colonie Italiane ad esercitare successivamente la medesima attività sul suolo Italico.

Dopo meno di due anni a causa di un conflitto con la normativa nazionale in materia, ma soprattutto a causa dell’inadeguatezza dei politici locali che non si seppero imporre, Taormina fu “costretta a chiudere”. Leggendo tra le pieghe dello Statuto Regionale Siciliano, Regione a Statuto Speciale, sappiamo che il Presidente della Regione risulta essere anche il Capo delle Forze di Polizia e responsabile dell’Ordine Pubblico e in virtù di ciò avrebbe potuto autorizzare e decidere in deroga. La verità è che per “interessi di bottega” ciò non si è fatto: non ci possiamo altrimenti spiegare perché nel Terzo Millennio il gioco d’azzardo venga considerato lecito nel Nord Italia e vietato nel Centro-Sud! Tutte e quattro le case da gioco italiane si trovano nel Nord della Penisola: Campione, Sanremo, Saint Vincent e Venezia. Noi in Sicilia fra l’altro subiamo la forte concorrenza di Malta: nell’isola dei Cavalieri, si è aperto di recente il quinto casinò e noi a causa dell’inadeguatezza dei nostri amministratori, siamo rimasti affacciati “alla finestra a guardare”. Contro quest’ ingiustizia si è battuto per decenni il Comitato pro Casinò di Taormina, capitanato da Luca Puglia: lo stesso purtroppo però non è sopravvissuto alla burocrazia! Speriamo che si riesca adesso nell’intento, di modo che le sue battaglie non risultino essere state vane.

Adesso la “palla” passa al Governo nazionale, dove Angelino Alfano avrà la possibilità di incidere, in maniera sostanziale, sullo sviluppo economico della Sicilia e nel contempo giocare una partita politica importante per il proprio futuro politico.

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